Girovaga proprio come sua madre, Zoe è una perfetta compagna di viaggio.
Siamo andate con la nonna a trovare la zia Katia che vive a Londra,
vi racconto com’è andata

Ci pensavo spesso quando ero incinta di Zoe. Guardavo la pancia che era immensa e dicevo: «Chissà come sarà viaggiare con fagiola a bordo» (con “fagiola” ovviamente intendevo mia figlia che ho deciso definitivamente di chiamare Zoe, convincendo anche il papà Simone, solo il 4 marzo 2015 alle 16.45, quando è venuta al mondo). Un pensiero che è diventato subito realtà. In auto è andata bene, anche se Zoe preferisce altri mezzi di trasporto, in treno anche, ora ci mancava sperimentare il comportamento della cucciola iperattiva in aereo, per capire se ha davvero preso dalla mamma o, al contrario, è più sedentaria come papà.

londra_zoe 1Partiamo con il primo approccio con uno dei miei posti preferiti: l’aeroporto. Lo dico sempre quando ci vado: «In aeroporto ci vivrei…». Mi piace troppo vedere la gente che va e che viene, mi piace pensare alle loro storie, ai loro spostamenti, alle loro vite e a quello che c’è nelle loro valigie. Non so perchè ma è un posto dove passerei un sacco di tempo.

In aeroporto Zoe è stata brava, curiosa di natura, ha voluto camminare ovunque, mettere il naso in tutti i posti possibili e immaginabili, tentando di interagire con chiunque fosse in attesa dell’imbarco. Passati tutti i controlli eccoci in aereo. E si Zoe è proprio come sua madre. E’ bastato metterle la cintura, accarezzarla e farle due coccole per farla cadere in un sonno profondo durato fino all’arrivo. Un sonno tranquillo come quelli che mi facevo sempre io in viaggio, in treno, in auto, in aereo, in moto… Due ore di nanna e il volo è andato alla grande. Un po’ più difficile, invece, è stato il controllo passaporti. Immaginate la fila immensa, immaginate una bimba di un anno appena compiuto che ha già superato indenne il viaggio e la sua pazienza arrivata al limite. Già che ci siete immaginate anche la mia e fate due conti. E’ inaccettabile che non ci sia la possibilità di evitare quelle lunghe attese almeno con un bambino al seguito. Per fortuna abbiamo rincontrato la Signora C, (Carmen per chi legge il mio blog e conosce la sua storia), che ci ha fatto compagnia e ha allietato l’attesa.

londra_zoe 2Per raggiungere la zia Katia dall’aeroporto abbiamo preso un treno veloce. Anche in treno tutto sommato ce la siamo cavata bene.  Superato il viaggio andiamo alla scoperta della città. Viaggiare coi bambini vuol dire adattarsi alle loro esigenze che spesso sono molto diverse rispetto a quelle degli adulti. L’importante è farli stare caldi, trovare un posto consono per farli mangiare, non sballottarli troppo e fare attenzione ai posti affollati. E, anche se Londra (leggi anche Londra e La Signora C), si sa è una città frenetica, piena di gente e a volte anche di pericoli, è adatta anche alle famiglie con i piccoli. Di certo non mancano gli stimoli, i luoghi da visitare o le iniziative adatte ai bambini. Per esempio chiedete a Zoe quanto è stato bello ballare a Covent Garden seguendo il suono dei violini e delle chitarre di un gruppo di artisti di strada. Oppure chiedetele quando le è piaciuto visitare il mercatino di Spitalfields nel quartiere di Shoreditch. londra_zoe 3Tutte esperienze che forse da grande non si ricorderà ma che contribuiranno sicuramente a renderla ancora più curiosa e desiderosa di scoprire. Il viaggio a Londra, qualche giorno da passare con la Zia, la nonna e il piccolo Liam, sono stati rigeneranti sia per me (soprattuto grazie all’aiuto di mia mamma, nonna e santa subito!) sia per fagiola che mi ha già chiesto, a gesti ovviamente, quando facciamo le valigie e ce ne andiamo via di nuovo insieme!  

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