Festival di Sanremo: il pregiudizio su Achille Lauro

Achille Lauro al Festival di Sanremo (Foto Facebook)
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Adesso ci siamo davvero: la settantesima edizione del Festival di Sanremo è alle porte. E noi in queste settimane ci siamo divertiti a elaborare i nostri pre-giudizi, ovvero giudizi ironici e talvolta anche cattivelli e pungenti da cui partiremo durante il Festival per redigere le nostre pagelle per tutti gli artisti in gara nella categoria dei big. Si ride e si scherza, talvolta in modo tagliente. Ma è satira.

Dopo Elettra Lamborghini (leggi qui), Alberto Urso (leggi qui), Junior Cally (leggi qui), Michele Zarrillo (leggi qui), Irene Grandi (leggi qui), Piero Pelù (leggi qui), Levante (leggi qui), Pinguini Tattici Nucleari (leggi qui), Marco Masini (leggi qui), Anastasio (leggi qui), Rancore (leggi qui), Francesco Gabbani (leggi qui), Riki (leggi qui), Enrico Nigiotti (leggi qui), Giordana Angi (leggi qui), Paolo Jannacci (leggi qui), Elodie (leggi qui), il duo formato da Bugo e Morgan (leggi qui), Le Vibrazioni (leggi qui), Tosca (leggi qui), Diodato (leggi qui), Raphael Gualazzi (leggi qui) e Rita Pavone (leggi qui), è il momento di Achille Lauro.

Achille Lauro: pre-giudizio 4 -. Al di là del pagliaccio che è il suo personaggio, i problemi di Achille Lauro sono due: la sua voce e il fatto che non si capisca un tubo di quello che canta. Passi per “A ma'”, che magari può essere pure slang, ma “bia'” al posto di “bianco” fa ridere i polli. Achille, tesoro. Ascoltare i tuoi brani è stato come regredire alla fase di “cacca culo” dell’infanzia. Le tue parole sono buttate lì a caso per colpire, ma ti svelo un segreto: al mondo di quanto sia trasgressivo e politicamente scorretto – see, ti piacerebbe esserlo – Achille Lauro o di quali droghe faccia uso non interessa minimamente. A tratti i brani dei suoi album sono imbarazzanti per quanto sono vuoti di concetti e per quanto la sua voce sia urticante. In ogni suo brano si muove in branco: praticamente per leggere i credits di ogni canzone bisogna prendersi mezza giornata. Forse se iniziasse a camminare con le proprie gambe – vero Boss Doms? – potrebbe anche capire che per essere artista è necessario ragionare. Per l’appunto, a Sanremo porterà “Me ne frego“, brano che sarà di certo un succosissimo manifesto generazionale da lui firmato per il testo. La musica invece è concepita praticamente da un’orchestra: Frenetik & Orang3, Boss Doms e Gow Tribe. Ci aspettiamo prima di tutto che questa gente abbia nomi reali meno complicati e che comunque la canzone sia più incasinata di un lancio spaziale da Cape Canaveral, a questo punto.

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