Macerata – Milano, bimba a bordo

Il primo viaggio in treno con Zoe,
consigli e suggerimenti per chi si sposta in treno coi bambini piccoli

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Tale madre tale figlia. Dalla ragazza con la valigia (così ama chiamarmi una delle mie zie) c’era da aspettarselo. Non potevo certo attendere chissà quanto dalla nascita di Zoe prima di salire su un mezzo di trasporto con lei. Ho scelto il treno per cominciare (anche se, a dire il vero, avevo già volato con Zoe in pancia, destinazione Londra City). Macerata – Milano Centrale con carrozzina, borsa, trolley e bebè al seguito. Un viaggio per certi versi allucinante. Beh, non che pensassi a qualcosa di diverso in realtà, ma sicuramente non mi aspettavo alcune inutili complicazioni. Ma andiamo per gradi.

Partiamo da problema numero uno: le dimensioni della carrozzina. E’ incredibile, nonostante ci siano tantissime mamme che viaggiano in treno coi bambini qualunque mezzo che trasporti un bebè non è compatibile, per grandezza e funzionamento, con la carrozza di un treno. E pensare che sarebbe più complicato partire abbandonando il neonato in stazione. Superato il dramma carrozzina, chiedendo aiuto ad un passante che è riuscito a far volare il tutto sopra le teste dei passeggeri arriva il problema numero due.

Il cambio dei pannolini. Ecco, sì un altro non problema in realtà che, però a bordo di un treno diventa la cosa più insormontabile del mondo. Come fa una mamma che si è già accollata carrozzina, bebè, trolley e borsa contenente di tutto, a pensare di dover fare altri stancantissimi chilometri per trovare un posto per cambiare la cacca, che tra l’altro non profuma, della sua creatura?. “Signora non si preoccupi, in bagno c’è il fasciatoio”: dice il controllore. Si, infatti il fasciatoio c’è, il problema però non è l’assenza di un posto dedicato al cambio di pannolini. Il fatto è che quel fasciatoio tanto decantato non è utilizzabile. Passi che non sia perfettamente pulito, ma non si può pensare di cambiare un bambino in uno spazio lurido e dove la temperatura media si aggira sui 2 gradi, quando va bene. Ma, non c’è due senza tre e speriamo che il quarto non venga da sé.

Passiamo al terzo limite. Gli spazi. Si proprio gli spazi. Ma è possibile che su un treno dove viaggiano migliaia di donne con bambini nessuno abbia pensato a creare uno scompartimento adatto a chi non sta mai fermo, a chi vuole giocare a tutti i costi, a chi vuole mettere tutto in bocca, adatto anche alle mamme che vorrebbero potersi sedere senza sbattere le ginocchia sulla poltrona di fronte, vorrebbero poter vivere un viaggio in pace evitando di prendere l’ebola e poter gestire carrozzina, trolley e borse varie. E sì pare che, almeno in Italia, questo sia impossibile. Al di là di tutti questi inconvenienti, per fortuna il primo viaggio di Zoe è riuscito con successo. Tutto sommato il treno sembra piacerle. L’avevo detto io basta metterla su un mezzo di trasporto, tale madre, tale figlia.

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Alle Channel Island,
isole paradiso nel Canale della Manica

Sono cinque fazzoletti di terra bagnati dalle acque dell’oceano Atlantico e del Mare del Nord. Luoghi fuori dalle rotte del turismo tradizionale dove si mescolano storia, cultura e spazi di natura ancora selvaggia

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I negozi chiudono al massimo alle 17.30. L’alta marea di giorno tiene a galla le barche e di notte le lascia riposare immerse nella sabbia. Il vento forte fa incazzare il mare. Quel mezzo strano, blu, una specie di autobus che viaggia sia sull’acqua sia sulla terra e che porta i turisti a visitare il castello. Il faro bianco, bellissimo, imponente tra gli scogli. Vorrei essere lì adesso. In questo momento vorrei essere a Jersey, una delle Channel Island. Adesso che è notte inoltrata per svegliarmi domani in uno dei posti che amo di più. Le Channel Island sì, qu04elle piccole isolette nel canale della Manica. Quelle che conoscono in pochi e che io ho trovato per caso in un pomeriggio qualunque mentre cazzeggiavo su Google Earth in cerca di una meta per evadere un po’. Un posto che appena scoperto è diventato subito una fissazione da raggiungere. Un paradiso dove tutto sembra funzionare alla perfezione e dove si può stare tranquilli, senza pensieri. E poi, per arrivare a destinazione non è che ci voglia molto, basta raggiungere Londra e proseguire in volo per un’altra ora circa. Che emozione ho provato quella volta, non ci potevo credere. Ci tornerei ora per staccare la spina da tutto, per ristabilire le priorità e far riemergere quello che è importante davvero. Per andare a salutare i lemuri nel Durrrl Wildlife park e per rivedere quei tramonti. Poi ci tornerei anche per fare un salto a Guernsey e a Sark dove, per quanto ne so ci si sposta ancora a cavallo e col calesse. Mete che per una serie di congiunture astrali avverse non sono riuscita a raggiungere durante il viaggio a Jersey. Ci tornerei adesso, sì ora. Chissà se trovo un volo….

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