Al mare coi bambini, come sopravvivere /prima puntata

Una settimana di mare coi bambini, qualche consiglio per non impazzire

mare gabicce“Che ne dici se andiamo una settimana al mare coi bambini? – dico a mia sorella che ha un bimbo solo un mese più grande di Zoe, pensando di avere avuto l’idea del secolo – Una settimana in hotel tutto incluso così ci riposiamo e ci rilassiamo?“. Che illusa che sono. Le parole riposo, relax, tranquillità coi bambini non si dovrebbero mai pronunciare, almeno coi nostri. Anche perchè pronunciarle o soltanto pensarle è tutto tempo perso.

“Ho prenotato, hotel Strand, praticamente sulla spiaggia a Gabicce Mare, pensione completa, teli da mare, spiaggia: 300 euro per sei notti”. Cosa si può volere di più.

Chi mi conosce lo sa: quando decido una cosa è quella. Il problema, spesso, è che faccio fatica a contare fino a due prima di scegliere cosa fare. Ecco, in questo specifico caso, avrei dovuto contare almeno fino a 10.

Ricordati che andare al mare con Zoe – bambina super attiva, dinamica, amante del mare, dell’acqua, a volte capricciosa, spesso testarda, caparbia, tosta, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da fare – non è esattamente un andare al mare con una bambina qualunque. Aggiungici poi che nella stessa stanza, sullo stesso tavolo, sotto lo stesso ombrellone, vicino agli stessi giochi, Zoe sarà in compagnia del suo cuginetto Liam che a due anni conosce già tre lingue, è abituato al clima di Londra dove vive, ad addormenarsi dopo le 23 la sera e che non vedendo praticamente mai Zoe avrà difficoltà a condividere i suoi giochi. Aggiungici il caldo, il mare, la sabbia, il pannolino che vorresti togliere, il ciuccio che hai deciso di far scomparire e pensa bene quello a cui stai andando incontro. Ecco nei 10 secondi, se li avessi contati, avrei dovuto ripetermi tutto questo.

E, invece, no. Ignara di tutto ho preparato le valigie e sono partita.

mare gabicce

Tappa n. 1 – IL VIAGGIO IN TRENO

Ecco, anche qui ci sarebbe da aprire una lunga parentesi che ovviamente apro per non dare nulla per scontato.

(“Che dici sorella, andiamo in auto al mare?” Dico io. “No ma che auto, Liam non è abituato, andiamo in treno, 3 ore e siamo lì”, risponde lei.)

Tre ore, certo, perchè non abbiamo contato l’ora e mezza di viaggio che serve per arrivare coi mezzi, da Usmate Velate – paesino vicino a Milano dove siamo nate e cresciute – in stazione Centrale di Milano e quei tre chilometri che dalla stazione di Cattolica portano a Gabicce. Un viaggio di cinque ore, insomma.

Piacevole per carità soprattutto grazie alla pazienza dei nostri vicini di posto che vedendoci provate già la mattina presto ci hanno concesso di far fare di tutto ai nostri cuccioli super eccitati all’idea di andare in vacanza al mare.

Arriviamo in stazione Centrale 10 minuti prima, dopo un’ora e mezza di trasferimenti con auto e metropolitana…, rischiamo di sbagliare il binario e di corsa saliamo sul frecciarossa che ci porta a Bologna. A Bologna dobbiamo cambiare treno, non vi dico che cosa possa significare scendere da un vagone di un treno ad alta velocità che si ferma sottoterra, dover riemergere prendendo non so quante scale mobili e ascensori con ben due passeggini, due bambini, due valigie, due borse e uno zaino con macchina fotografica pesante al seguito. Un’idea geniale dopo l’altra.

Regionale veloce per arrivare comodamente da Bologna a Cattolica. Ve l’avevo detto che le idee migliori le penso io!
Ora, sul frecciarossa c’è l’aria condizionata, gli spazi sono comodi e soprattutto il tempo del viaggio è abbastanza ridotto. Sul regionale veloce le cose sono un po’ diverse.

Cosa ti inventi per intrattenere due bambini di poco più di due anni in treno?

Inizi col farli colorare e vai avanti fino a che non ti accorgi che oltre al foglio stanno dipindendo anche i sedili del treno.

Poi ti inventi che devi fargli fare merenda e sfoderi pacchetti di craker come se non ci fosse un domani e glieli offri pezzo per pezzo, per impiegare più tempo.
Dopo che hai riempito di briciole tutto il treno capisci che è ora di cambiare anche questo tipo di intrattenimento.

Allora passi alla lettura di un libro, un’attività calma e rilassante. Sì nei sogni di qualcuno. Quando tuo figlio o tua figlia iniziano a ripeterti 1, 2, 100, 1000 volte di rileggere la stessa pagina la questione si fa decisamente difficile.

Il tempo, per fortuna, passa e il treno piano piano ci porta a destinazione.

L’ultima mezz’ora la passiamo a intrattenere i bimbi che legati al passeggino non ci vogliono proprio stare. “Siamo arrivati”, mentiamo più volte spudoratamente. “Manca davvero pochissimo”, diciamo sapendo di avere ancora almeno mezz’ora di viaggio da fare.

Alla fine le porte del treno si aprono, ce la facciamo. Siamo arrivate sane e salve a Cattolica.

Per fortuna l’Hotel ha un’ottima organizzazione e il gestore ci viene a prendere in stazione. Pochi chilometri di auto ed è fatta, SIAMO AL MARE!!! 

CONTINUA…

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Auguri mamme
voi che prima di tutto siete donne e magari anche freelance!

Il mio personale augurio a tutte le donne che sono anche mamme e spesso anche lavoratrici autonome come lo sono io

panciaScrivere è terapeutico, lo dicono in molti e io che praticamente passo la vita a mettere una parola dietro l’altra non posso che confermarlo.
Scrivere è fondamentale per fissare dei punti, a volte anche per chiudere un percorso o far partire qualcosa di nuovo.
Scrivere serve anche a trasmettere un messaggio che magari può essere un input positivo per cambiare o sistemare qualcosa.

E, questa volta, il mio vuole proprio essere un messaggio. Un pensiero rivolto a tutte le mamme anzi prima di tutto a tutte le donne che magari hanno anche uno o più figli e per scelta o per necessità lavorano da casa come spesso faccio io, magari ricoprono un ruolo di responsabilità che ogni giorno le mette davanti a prove difficili, hanno sempre la valigia pronta e devono far quadrare continuamente orari, spostamenti, esigenze, essendo imprenditrici di se stesse.
Un modo impegnativo di condurre la vita, ma che dietro a difficoltà, momenti no e problemi da superare, nasconde anche tante soddisfazioni. Il mio messaggio per questa festa della mamma nasce da una riflessione fatta l’altro giorno durante un convegno organizzato in CNA dall’osservatorio di Genere di Macerata in collaborazione con l’ente, dedicato alle donne e al tema dello smart working, dove sono stata invitata a parlare della mia esperienza. Un pensiero che voglio portar fuori da quella sala dove si è parlato di tanti progetti utili e si è discusso su come far migliorare le cose.

Mamma, dicono in molti, lo diventi appena sai di essere rimasta incinta. A me non è successo così, ho vissuto la gravidanza serenamente, il parto un po’ meno (ma questa è un’altra storia) il primo approccio con la mia “fagiola”, invece, è stato complicato. Non è facile passare da donna a mamma. Anche se non tutte lo ammettono in realtà è un grande sconvolgimento. Un cambiamento completo che piano piano appare sempre più affrontabile e bello, ma che all’inizio fa tanta paura.
erikaNei primi giorni, almeno per me, le ansie, le preoccupazioni, i dubbi, hanno vinto sugli occhi a cuoricino e il sorriso perenne che dovrebbe avere chi ha raggiunto il traguardo più importante della vita. Una mamma, e questo in molte lo dimenticano, si diventa quando si è già donne. Donne che spesso continuano ad avere tante debolezze, desideri, voglia di affermarsi nel lavoro e di fare qualcosa di bello per se stesse e per il mondo in cui vivono. Pensate a quanto possa essere difficile legare queste due cose: l’essere donna e l’essere madre. Si fa fatica, ci si prova e a volte, in molti momenti, nemmeno ci si riesce davvero. Il punto sta proprio qui. Una mamma deve sempre tener presente, almeno questo è il mio pensiero, che prima di aver fatto questo passo era piena di sogni, aveva delle aspettattive, magari ha studiato per raggiungere una soddisfazione lavorativa che è fatta di tanti sacrifici e rinunce. Tutto questo deve continuare ad essere chiaro nel percorso della vita. E’ difficile, lo so, alzarsi la mattina, portare un figio all’asilo o dai nonni e poi mettersi a lavorare sodo per avere un’indipendenza economica che oggi è ancora più indispensabile di un tempo, impegnarsi per avere delle soddisfazioni che vanno oltre al bel ruolo di cambiare i pannolini, di insegnare ad un figlio a camminare o ad andare in bicicletta. E’ difficile dover fare i conti tutti i giorni con la necessità di stare al computer, al telefono, di dover andare ad un appuntamento e magari, come ogni tanto mi succede, di dover dormire altrove una o due notti perchè il posto di lavoro è lontano da casa. Ho scelto di fare la giornalista, un sogno che avevo da quando avevo cinque anni e che poi con tanto impegno si è realizzato. Ho scelto di scrivere principalmente di viaggi, ho scelto di muovermi, di non stare ferma, di conoscere gente, di andare alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo. londraPer i più svariati motivi spesso lavoro da casa, faccio la vita da freelance e nonostante tutto quello che ne consegue ne vado fiera. Parlo spesso con altre mamme, tante altre che vivono la mia stessa quotidianità. Con loro mi confronto, cerco il conforto di chi come me sa quanto è difficile riuscire a mettere al primo posto le esigenze dei figli e della famiglia senza però perdere di vista le proprie e quelle della propria professione. E’ dura, ma con la condivisione di pensieri, esperienze, momenti vissuti e superati, è più facile andare avanti. Donne e madri lo siamo tutti i giorni e lo possiamo essere nello stesso tempo senza dover rinunciare ad un tacco o alla cura personale per correre dietro ad un figlio. Non mi immaginavo così da madre eppure da quando lo sono diventata cerco ancora di più di perseguire i miei sogni. Perchè quello che amo fare è parte di me così come mia figlia che comunque rimmarrà sempre il miglior traguardo raggiunto nella vita. “Forza”, il mio messaggio vuole dar forza a chi magari ogni tanto non ce l’ha! A me spesso succede di rivedere le mie priorità e le mie scelte, ma poi quando le metto in dubbio capisco che in realtà erano quelle giuste. E, forse lo strumento giusto per andare avanti sempre col sorriso è vivere con un pizzico di ironia. Non per niente proprio ridendo ho voluto raccontare e condividere la mia prima gravidanza con la mia migliore amica. Se volete rivivere sorridendo i “9 MESI” che oggi vi fanno ricevere gli auguri da mamma leggete il nostro Diario (semiserio) di una gravidanza.

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