Festival di Sanremo, vince Diodato / Le pagelle

Diodato vince la settantesima edizione del Festival di Sanremo. Secondo Francesco Gabbani e terzi i Pinguini Tattici Nucleari. Si chiude Sanremo, si chiudono anche le nostre pagelle. Dopo le pagelle della prima serata (leggi qui), della seconda (leggi qui) e della quarta (leggi qui), ecco quelle della serata finale. Anche queste, come quelle della quarta serata, sono state elaborate dal nostro gruppo d’ascolto. Un ringraziamento di cuore va ad Angela De Simone, Manuela Carrozza, Silvia De Simone, Biagio Bleve, Ilaria Mariotti, Gianluca Narciso, Marta Sampietro e Federica Pelagatti, che mi hanno seguita in questa avventura.

Michele Zarrillo: voto 5. Look voto: 5.9. Testo voto: 5.1. Michele, hai già avuto un infarto: vuoi stare tranquillo almeno stasera? Non urlare dai, su. Io capisco la voglia di farsi sentire, ma avendo un microfono non è necessario ululare. Invece lui lo fa. Il brano è di un vecchiume che fa diventare isterici. Quasi quanto il suo look.

Elodie: voto 8.1. Look voto: 9.6. Testo voto: 6.8. Che je voi di’? Sa di essere gnocca, stasera è molto più sciolta rispetto alle altre serate. Sa anche di aver già vinto il proprio Festival. E in effetti lo ha vinto davvero. La motivazione per cui si possa preferire Gabbani a lei è incomprensibile. Il testo non è proprio dei più profondi, ma l’arrangiamento convince sempre di più a ogni ascolto.

Enrico Nigiotti: voto 7.5. Look voto: 8.9. Testo voto: 6.3. Niente, la piaga delle giacche è solo all’inizio. Non c’è proprio modo di vederlo vestito in modo decente. Bono è bono come il pane. La performance è inutilmente urlata. Diciamo che anche il testo è deboluccio.

Irene Grandi: voto 7.6. Look voto: 6.5. Testo voto: 7. Per la finale preferisce un abito più delicato e meno rock. Non sembra avere quel mood deciso e determinati

Alberto Urso: voto: 3.5. Look voto: 5.2. Testo voto: 2.6. Il suo brano andrebbe bene solo per un cartone animato Disney o Pixar, tipo “Il principe d’Egitto” o “Mulan”. Ma siccome siamo a Sanremo, ci urla contro tutto il suo voler essere Il Volo. Spariranno lui e i suoi acuti insulsi nel giro di pochi mesi, per fortuna.

Diodato: voto 8.7. Look voto: 6.3. Testo voto: 8.6. E’ il vincitore. Questo brano non solo ha una forza espressiva pazzesca, ma la sua voce è anche inconfondibile e calda. Anche lui è una vittima del killer delle giacche.

Marco Masini: voto 6. Look voto: 7.3. Testo voto: 7.7. E’ il signore degli hipster, le bretelle lo certificano. “La vita non è giusta”. Ok, lo sappiamo ma se lo urli in modo sguaiato non cambia molto. Anzi, cambia il fatto che speriamo che la vita faccia finire sto strazio in fretta. Diciamo che va bene crederci, ma forse dovrebbe lasciare meno libere le vocali.

Piero Pelù: voto 8.9. Look voto: 7.1 . Testo voto: 6.7. A proposito di vocali, lui è il reaaauuaaaaaeeeaaaauuuaaaah delle vocali. Sta cosa del nipote piccolo Buddha a me inquieta sempre in misura maggiore ogni sera. Però lui è il re della serata. Non solo entra mezzo nudo con la scritta “Sei molto di +” sul petto, ma durante l’esibizione scippa anche una signora del pubblico portandosi la sua borsa sul palco. Senza dubbio da standing ovation, anche se il fatto che poi Amadeus abbia restituito il maltolto leva trasgressione a tutto lo show.

Levante: voto 8.4. Look voto: 8.5. Testo voto: 8.4 . Ha scelto di celebrare il carnevale in anticipo vestendosi da Nina Zilli. E non le sta neanche male. Performance decisa, ma più sciolta rispetto a quella delle altre serate. Il suo brano arriva dritto al punto e dritto alla testa. Tanta roba.

Achille Lauro: voto 9. Look voto: 9.9. Testo voto: 7.9. Come di consueto, il nostro gruppo d’ascolto si spacca. La divisione fra chi lo ritiene un pagliaccio incapace di cantare e chi lo considera un genio è netta. Di certo ha capito come coprire la sua incapacità musicale: con dei look geniali. Ha trovato finalmente una sua collocazione: il trasformismo. L’altra parte del gruppo d’ascolto dice che è stato bravo pure a cantare, non posso non riportare anche questo parere. Ma in modo molto sommesso, sia chiaro.

Pinguini Tattici Nucleari: voto 8.4. Look voto: 7.7. Testo voto: 6.8. Il cantante la butta in caciara baciando persino Mara Venier tra il pubblico. Insomma, si respira aria da ultimo giorno di scuola. Sono vestiti, giustamente, come dei pinguini. Non tradiscono le aspettative, bravi.

Junior Cally: voto 6.2. Look voto: 6.7. Testo voto: 5.9. La mamma gli dice di vestirsi bene, peccato che non gli abbia detto che le sue canzoni dovrebbero essere intelligenti. Questo brano è meglio del 90% di quelli che ha cantato nella sua carriera, il che la dice lunga. Il suo fare lo scimmione su “no no no no grazie” fa molto ridere.

Tosca: voto 8. Look voto: 8. Testo voto: 7.8. Fosse stato un Festival di quindici anni fa, probabilmente sarebbe di diritto nei primi cinque. Oggi è un po’ troppo retrò. Grande artista, interprete pazzesca. Però il brano è troppo paludato e pesante in questo momento.

Le Vibrazioni: voto 7.1. Look voto: 6.2. Testo voto: 6.6. Come al solito, notiamo prima di tutto la bonazzitudine del traduttore nella lingua dei segni. Interpreta proprio la canzone con un’energia pazzesca. Il brano ricorda tante canzoni, ma nel complesso ha comunque una propria identità ben definita. Sarà fra quelli che ci ritroveremo a canticchiare nei prossimi mesi.

Raphael Gualazzi: voto 7.7. Look voto: 5.2. Testo voto: 7.5. Una sorpresa. “Carioca” più la ascolti e più ti entra nelle vene e ti fa venir voglia di ballare. Finalmente dopo ennemila presenze a Sanremo, ha azzeccato la canzone. Purtroppo non si può dire lo stesso per il look, che è di nuovo un mix fra il Boy George attuale, il poliziotto Starsky e un pappone italoamericano del Bronx anni Settanta. Verrebbe quasi da chiamarlo Lenny o Tony.

Francesco Gabbani: voto 6.7. Look voto: 7.4. Testo voto: 6.1. Il suo volto è un mix fra Marco Columbro e una marmotta: ci sono volute cinque serate, ma alla fine abbiamo capito cosa c’è nel suo dna. Va detto che a ogni serata che passa si sente sempre più figo e quindi tutta sta simpatia non la attira. Veste di nero, come praticamente tutti stasera. Performance senza lode e senza infamia, nulla di indimenticabile.

Rita Pavone: voto 7.3. Look voto: 6.3. Testo voto: 5.6. Rispetto a ieri sera sembra invecchiata – sarà stato il fatto che la fanno cantare praticamente sempre da mezzanotte in avanti – e ha una vaga somiglianza con Gollum, ma quanto a grinta ed energia ne ha da vendere. E anche la voce c’è eccome. Applausi.

Anastasio: voto 8.1. Look voto: 6.8. Testo voto: 8. Il motivo per cui non si sia tolto il cappotto prima di salire sul palco non è chiaro. Diciamo che il suo è un look vagamente militaresco. Ecco, anche no. Mette però una grande intensità nella propria performance.

Riki: voto 3.6. Look voto: 5. Testo voto: 3.4. Legge di Murphy: “Se qualcosa può andare malo lo farà”. Ecco, dalla giacca – dopo la serata di ieri ha rubato un’altra giacca larga al nonno, stavolta quella della festa – all’intonazione, zoppicante, l’Amico di Facchinetti e Maria non ne azzecca una.

Giordana Angi: voto 4. Look voto: 4.3. Testo voto: 4.3. Come direbbe Maria De Filippi, Giordana non ha scelto l’aiuto della stylist. E si vede. Vestita che peggio non poteva, canta che peggio non poteva una canzone che più retorica e vecchia non poteva. Torna a scuola.

Paolo Jannacci: voto 4.8. Look voto: 6.1 . Testo voto: 5.7. Fa un uso molto più moderato di altri dell’affaire “brillantini sulla giacca” e questo va apprezzato. Poi che questo non sia il suo palco si è capito. La sua esibizione è un momento di noia atroce.

Elettra Lamborghini: voto 7.4. Look voto: 6.9. Testo voto: 3.3. E alla fine la manda in vacca, come da pronostico. Tralasciamo la questione intonazione: sarebbe come parlare di stacco di coscia di un nano. Tralasciamo anche la questione arte: è un tema troppo alto per questo brano e per Elettra, Elettra Lamborghini. Lei ormai fa tenerezza. La sua tetta che esce e il suo twerkare con indosso un abito da Abba no. Ancora meno il fatto che non becchi una nota neanche se le passa davanti. Insomma, ha capito che non c’è trippa per gatti e quindi fa l’Elettra. E se da lei non si pretende nulla sembra anche divertente

Rancore: voto 7.1. Look voto: 6.6. Testo voto: 7.5. Energico come sempre, di certo però poteva vestirsi meglio: sembra uno spacciatore. Esibirsi per ultimo non è facile, però stasera gli va bene: è soltanto l’una.

Beppe Vessicchio: voto Eternamente nostro. Look voto: iconico. Dovrebbero chiamarlo Vessicchio di Sanremo o Festival di Vessicchio. Un cenno di un suo braccio può far desistere Trump dal fare l’ennesima cazzata, può far spostare l’asse terrestre, può far riappacificare Achille Lauro col buongusto e la tipa di Valentino Rossi col cervello. Insomma, miracoli veri. Altro che i presunti miracoli dei santi, Lui è il vero apostolo.

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Sanremo, vota la stampa: le pagelle della quarta serata

Dopo le pagelle della prima serata (leggi qui) e le altrettanto apprezzate pagelle della seconda (leggi qui), ecco quelle della quarta. A Sanremo hanno votato i giornalisti della sala stampa, da noi vota invece il nostro gruppo d’ascolto del Festival di Sanremo 2020 composto dagli esperti Angela, Silvia, Manuela e Biagio. Ringraziamo del contributo per questa settimana anche i preziosi Marta, Federica e Gianluca.

Giordana Angi: voto 4.9. Look voto: 4.1. Arriva sul palco vestita da confetto e ti viene da chiederti se fosse posseduta nelle prime tre sere o se sia posseduta adesso. In ogni caso la speranza è che lei non possieda quel vestito, perché sembra Marina Occhiena durante la reunion dei Ricchi e Poveri della seconda serata del Festival di Sanremo. Il brano è talmente poco riconoscibile e unico che Giordana in questa canzone la scambi persino per Mariella Nava.

Pinguini Tattici Nucleari: voto 7.8. Look voto: 7.5. Salgono sul palco e scuotono tutti. Il cantante ha la zeppola, ma ci piace. I Pinguini sono un po’ gli amici cazzari che ognuno di noi vorrebbe avere, quelli che sanno suonare e cantare e ti rallegrando la giornata in modo intelligente. Sono fra i primi a sorpresa, ma la speranza è che ci rimangano sino alla fine.

Anastasio: voto 7.8 . Look voto: 6.8. Il problema non è tanto il fatto che lui sia vestito di rosso per richiamare il titolo della sua canzone, la difficoltà nasce nel momento in cui anche la scenografia dietro di lui diventa rossa e tutto è un tripudio che un toro darebbe in escandescenze. Lui continua ad essere arrabbiato e ha ragione: tre giorni prima dell’inizio del Festival di Sanremo era talmente favorito che gli stavano pure sprenotando la stanza in albergo per darla a turisti polacchi visto che poteva pure starsene a casa e ora è sprofondato in un abisso da cui non lo tira fuori neanche il capitano Acab con l’attrezzatura per catturare Moby Dick.

Elodie: voto 8.1. Look voto: 8.7 . Se non va sul podio lei è un problema. E’ senza dubbio la più bella ed elegante del Festival. La canzone funziona, ad ogni ascolto convince di più. Non convincono i capelli, che sono proprio il problema di questo Sanremo: non siamo in una malga, non ci sono mucche da cui farseli leccare e quindi perché i parrucchieri hanno scelto di farli leccare artificialmente a povere e incolpevoli cantanti come lei?

Francesco Gabbani: voto 7.5. Look voto: 7.1. Inspiegabile. Inspiegabile come possa essere in vetta alla classifica sino a inizio puntata. Il brano non è nulla di indimenticabile, orecchiabile ma non così tanto da vincere Sanremo. A lui improvvisamente è venuta una “s” da Ornella Vanoni dopo la quarta bottiglia di bianco che fino a qualche mese fa non aveva. La lampada che ha fatto negli ultimi giorni non aiuta a togliere quell’idea di “me sento figo” che emana ad ogni passo.

Irene Grandi: voto 7.6. Look voto: 7. Magari un reggiseno sarebbe servito, per evitare che la gravità facesse capire che ormai ha un’età. Però il look aggressivo, da rocker, non stona. Così come lei, che ha una gran voce e continua a dimostrarlo. Il brano dopo alcuni ascolti assume una maggiore caratterizzazione, anche se purtroppo non è adatto a vincere questo Festival.

Tosca: voto 6.6. Look voto 5.8. La noia. E’ così sanremese da essere di un antico insostenibile. Lei è delicata, elegante e tutto quello che si vuole. Ma, come direbbe festante una Patty Pravo moderna, buon 1918.

Michele Zarrillo: voto 5.1. Look voto 5.6. Il suo look è il medesimo da decenni, crediamo abbia un armadio monocolore e monomodello. Niente di emozionante, come nella sua canzone. In cui però cerca di imitare Amedeo Minghi, non prendendo fiato praticamente mai. Che ansia.

Junior Cally: voto 5.7. Look voto 6. Sembra un bianconiglio nel Matrix di Keanu Reeves. Il look non si discute, la sua presenza nel mondo della musica sì. Se ne andrà presto, per fortuna. Comunque viene fischiato, segno che almeno le idiozie che ha detto nel corso degli ultimi anni la gente se le sta ricordando.

Raphael Gualazzi: voto 7.4. Look voto: 6.3. Inutile nasconderlo, sembra Boy George in versione moderna. Ha un look eccentrico, ma nel suo genere ovvero il jazz tutto è concesso. Quindi lui si veste come se fosse in “Paura e delirio a Las Vegas”. Sobrio. La canzone dopo alcuni ascolti diventa decisamente piacevole.

Paolo Jannacci: voto 4.5. Look voto 6.1. Senza lode e senza infamia. Proprio senza niente. Sembra un pulcino spaurito quando canta, ma è di una noia che a tratti rasenta la sonnolenza. E’ uguale al padre, ma solo nei lineamenti e nei modi di fare.

Le Vibrazioni: voto 7.4. Look voto: 6.6. Il look è sempre stato l’aspetto più da rigattiere di questa band, ovvero del tutto a caso. Il foulard a pois di Sarcina grida una vendetta che risuona forte anche se si spegne la tv. Menzione speciale per il bono che traduce il brano nella lingua dei segni. Arriveranno probabilmente fra i primi tre, e a ragione

Beppe Vessicchio: voto insostituibile. L’Ariston esplode quando si fa il suo nome. E’ lui il vincitore di questo Festival di Sanremo.

Aberto Urso: voto 3.5. Voto look: 4.4. Vecchio che in confronto quelli del Volo sono bimbi dell’oratorio estivo. Smollati, Albè che la vita è già complicata di suo. Vestito con una tenda di Buckingham Palace, canta anche come un contemporaneo della Regina Elisabetta. Più che un amico di Maria, è il nonno, peraltro noioso, di Maria.

Levante: voto 8. Voto look: 6.7 . Ha caldo. E quindi si mette di fatto un copricostume. Però con un bel colore acquamarina, per l’appunto. Il brano è profondo, forse troppo per una manifestazione come questa. Però lei è intensa e arriva dritta al punto, come sempre. Anche per Levante, capelli leccati a profusione.

Morgan e Bugo: voto supremi. Due dementi di cinquant’anni che non riescono a mettere da parte i problemi e a esibirsi sul palco per poi regolarsi i rispettivi conti menandosi in un parcheggio. Morgan cambia testo e accusa il compare di essere un ingrato, Bugo se ne va a inizio esibizione mandando tutto in vacca. Una cialtronata che da un instabile come Morgan era lecito aspettarsi. Colpa di Bugo che pur di salire su un palco che non avrebbe mai calcato ha accettato di collaborare con un nevrotico come il compagno, fino a ieri, di giochi.

Rita Pavone: voto 7. Look voto: 5.9. Cantare “Non succede proprio niente” dopo la scemeggiata fra Bugo e Morgan è paradossale. Rita è grintosa e francamente all’1.53 di notte a 74 anni io sarei già al quarto sonno. Quindi solo complimenti.

Enrico Nigiotti: voto 7.6. Voto Look: 8.3. Allora, il manzo toscano ci piace. La giacca di moquette sbrilluccicante non tanto, ma lui è proprio bono. E francamente cantare dopo il dramma della gelosia di Bugo e Morgan e all’ora mattutina delle 2 non è cosa facile. Per questo non regala emozioni indimenticabili. Ma la schitarrata verso la fine ce lo fa piacere abbastanza.

Elettra Lamborghini: voto 5.3. Voto look: 4.9. Il resto scompare, ma fortunatamente non l’unica cosa per cui vale la pena ascoltare questa esibizione: il coro iniziale “Elettra, Elettra Lamborghini”. Poi purtroppo scende la scalinata la matrona che si crede Mariah Carey e ripiombiamo nell’assenza più pura di talento. Elettra ha però usato il cervello in questi giorni e ha capito che l’unica soluzione per le è buttarla in caciara e così inizia a flirtare con se stessa. Per domani ci aspettiamo l’esordio di sex toys al Festival di Sanremo.

Marco Masini: voto 5.4. Voto look: 5.9. Urla. E alle 2.08 non concilia un sonno che ormai sta divorando chiunque. Vestito da dandy, ci aspettiamo che prima o poi ci parli di economia internazionale con un bicchiere di brandy e un sigaro seduto vicino a un camino. Non lo fa, purtroppo. Urla e non sfoggia neppure una performance degna di particolare nota.

Riki: voto 3.4. Voto look: 6 . Ribadiamo lo strazio. In attesa che il suo brano diventi una bachata e quindi ci faccia venire la tentazione di entrare in ogni scuola di ballo latinoamericano urlando “Siamo gli antiCristo, Achille Lauro è più macho degli Aventura”, lo ascoltiamo nella versione in cui Riki abusa del vocoder. E dei vestiti rubati al nonno. “Qualcosa non torna” lo dice proprio il nonno quando guarda dentro l’armadio. Grazie, ma per noi è decisamente no.

Diodato: voto 8.3. Look voto: 6 . Non si capisce che sotto quel lupetto c’è un collo, sembra un pezzo unico e questo destabilizza. Cerca di indossare un colore stavolta e questo va comunque sottolineato. Avesse portato “Babilonia”, avrebbe vinto. Ci facesse portare a casa Rodrigo D’Erasmo o il pianista che lo accompagna, vincerebbe. Non lo fa, ma il brano ci piace molto.

Achille Lauro: voto 8.5. Look voto 8.8 . Il gruppo d’ascolto è spaccato fra chi lo ritiene un autentico perculatore di pubblico e chi, la maggioranza, lo considera un genio. Forse non è nessuna delle due cose, quel che è certo è che lui ha le idee ma poi a faticare sono sempre sarti e truccatori.

Piero Pelù: voto . Look voto: . Tutto nella norma, come direbbe Fiorello c’è del Peluismo. I problemi sono due: il bambino è un gigante ed è un piccolo Buddha. Insomma un’enorme e informe massa lipidica. Quindi o la canzone è una presa in giro palese del nipote oppure, molto più probabilmente, questa è la sigla di un nuovo cartone animato.

Cristiana Mariani

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