Come ho iniziato a viaggiare
Marcopolo e i “Week end” in Italia

Un capitolo importante della mia vita, quando una passione diventa un lavoro!

marcopolo

Dolomiti

Mi è capitato spesso di raccontarlo in questi giorni. Perché qui nelle Marche, regione dove vivo da qualche anno, mi conoscono come “la milanese” che si è trasferita nel centro Italia, la giornalista che gira sempre con la macchina fotografica o la telecamera in mano, quella che parla dei viaggi che ha fatto e di quelli che non vede l’ora di fare, quella che dice mille volte al giorno le parole “itinerari” e “turismo”, ma non sanno da dove nasce questa mia grande passione! In realtà la storia del mio continuo girovagare ha origini ben più lontane. Nasce da basi già molto solide, quando da piccola amavo andare in vacanza sempre in un posto nuovo e già a cinque anni dicevo con grande convinzione che, da grande, avrei fatto la giornalista.

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Rimini

Il tempo passa, supero indenne i 5 anni di liceo classico e mi iscrivo in Cattolica a Milano per studiare “Linguaggi dei media” (un corso della Facoltà di lettere). Qualche anno più tardi un curriculum inviato nel momento giusto al posto giusto, dal cuore della Brianza mi catapulta a Roma, per iniziare un altro capitolo della mia vita. Intenso, emozionante, pieno di fai e disfa la valigia, di incontri, soddisfazioni, ostacoli e momenti di grande felicità.

Roma, la città che più amo in assoluto. Tutto è partito da lì. Da un altro curriculum inviato al posto giusto nel momento giusto. Da un colloquio dove ho dato il meglio di me. E subito dopo da un incarico importante. Quello di consigliare a milioni di telespettatori, davanti alla telecamera, dove e come passare un week end in Italia.

Così, da un giorno all’altro ho iniziato a capire che la mia più grande passione poteva davvero diventare un lavoro. Professione che incredibilmente, nonostante tutto – i cambiamenti di vita, di casa, di città, l’essere diventata mamma – porto avanti ininterrottamente da ben 10 anni. Non ci potevo credere, nell’ottobre del 2006 a 24 anni appena compiuti stavano affidando a me “Week end”, un programma televisivo da gestire, condurre e curare per il canale di Sky Marcopolo.

Un’esperienza incredibile fatta di alti e bassi, di insegnamenti, sorrisi, lacrime, soddisfazioni ma, soprattutto, di viaggi e scoperte.
Dalla puntata zero registrata fuori Roma, ad Ariccia, fino agli incontri più emozionanti come l’anziano signore che ho intervistato a Vetralla, nella Tuscia, mentre lavorava nella sua vecchia fornace. Così ho capito che viaggiare mi faceva stare bene. E farlo per lavoro era la fortuna più grande.
Ottanta puntate, pensate, scritte, girate, realizzate. Ottanta posti, ottanta storie, ottanta ricordi.

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Viterbo

Da Ortisei sulle Dolomiti alla Riserva dello Zingaro in Sicilia. La puntata girata ad Urbino e in altri bellissimi centri marchigiani. Poi la Sardegna, dalle spiagge all’entroterra. Gli eremi visitati in Abruzzo, il lago d’Orta e l’isola di San Giulio. Il tartufo bianco di Alba, Sperlonga, i borghi della Tuscia. Vicenza e il Palladio. I butteri in Maremma e l’esperienza di veder nascere un vitello dal vivo. Le passeggiate a cavallo, le sciate, la pesca al largo, Alghero, il corallo. I piatti tipici, il formaggio di fossa, i musei, le foreste, i luoghi incontaminati, il mare, la montagna, le leggende, le storie della gente.

Un insieme di momenti che non dimenticherò mai e che sono stati il punto di partenza di un viaggio che sto ancora facendo. Soddisfazioni che ogni tanto mi fa bene ricordare per continuare a far sì che la passione per il mio lavoro possa essere parte della mia vita, tutti i giorni. Esperienze che non posso scordare come le persone che hanno condiviso con me questi momenti. A partire da Duilio, il gestore del ristorante dove ho lavorato appena mi sono trasferita nella Capitale, che ha sempre creduto in me e, dandomi un lavoro, mi ha permesso di rimanere a Roma. Passando per gli operatori, i fonici, i tecnici con cui ho condiviso i momenti in troupe in giro per l’Italia, i montatori che hanno trasformato il girato in storie e racconti. Professionisti che mi hanno insegnato a stare davanti alla telecamera e a dare un senso alle immagini. Fino al direttore di rete che mi ha permesso di imparare un mestiere, i colleghi con cui ho condiviso soddisfazioni e fatiche e l’Italia che con tutte le sue immense bellezze mi ha agevolato di molto il lavoro!

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Perugia, consigli per chi viaggia coi bambini

Visitando Perugia in compagnia della piccola Zoe e di due amici
Qualche consiglio utile per chi va alla scoperta di questa città d’arte coi bambini e soprattutto coi passeggini! 

Zaino, fascia, ovetto, passeggino. Anche se ho provato tutti questi “mezzi” per portare con me la piccola Zoe, alla fine – vista la stazza della “cucciola” e considerata la mia – il passeggino è il mezzo che uso di più. Comodo quasi ovunque, maneggevole, facile da trasportare. Non dappertutto però.

passeggino PerugiaLe scale mobili sono una delle particolarità più originali e utili di Perugia, città umbra che vi consiglio di visitare. Ero piccola quando ci sono andata per la prima volta e il fatto di poter raggiungere il centro della città senza far fatica mi era rimasto impresso. Con prole, borse, borsette e passeggino però la fatica c’è, anzi è triplicata.

Lasciata la macchina in un parcheggio a pagamento, metto Zoe sul passeggino e vado alla scoperta di questa splendida città d’arte. E, per fortuna non sono sola, con me due preziosissimi compagni di viaggio, Cristiana (sì la mia amica intollerante – leggi viaggi intolleranti) e Federico che, abitando nella vicina Gubbio (leggi Tour tra le meraviglie di Gubbio), conosce bene la città e può farci da guida. Qualche minuto a piedi ed ecco il primo problema: le scale mobili.

Problema? Direte voi… Sì, per chi viaggia a piedi le scale mobili in realtà danno una grandissima mano, ma per chi come noi viaggia con una cucciola a bordo diventano un problema non da poco.
Guardo Cristiana, lei guarda me, insieme guardiamo Federico (detto “Mente” per la sua capacità organizzativa e la sua prontezza nel risolvere ogni cosa), lui guarda noi. In tre guardiamo il passeggino e la piccola Zoe che sta seduta comoda comoda e sorride. I cartelli parlano chiaro, non si possono portare i passeggini sulle scale mobili e via che inizia l’odissea. Prendi in braccio Zoe, chiudi il passeggino, accollati il peso e raggiungi il centro di Perugia. E per fortuna che doveva essere una passeggiata per rilassarsi e rigenerarsi un po’.

Ecco, magari prima di partire coi bambini per visitare questa città meravigliosa, mettete in valigia una fascia o uno zaino per trasportarli se no il viaggio diventa una fatica immane. E, soprattutto, non fate come me, non viaggiate soli ma fatevi accompagnare e non esitate a chiedere aiuto!

perugiaInsomma, superate le barriere architettoniche eccoci nel centro della città dell’Umbria Jazz, uno degli eventi più apprezzati dal pubblico che richiama importanti nomi del panorama musicale nazionale e internazionale, insieme ad Eurochocolate, un’altra manifestazione da non perdere che si tiene in ottobre. E’ quasi ora del tramonto e il centro storico si colora di una luce particolare, facciamo una passeggiata fino a Piazza Grande, una delle più importanti d’Italia, dominata al centro dalla Fontana Maggiore e ai lati dal suggestivo complesso monumentale che comprende anche la Cattedrale e il Palazzo dei Priori. Un bel colpo d’occhio che riempie di cultura e di storia. Zoe è felice, come succede alla madre a lei basta girovagare per sta bene. Si guarda in giro e con i suoi occhietti cattura la bellezza di questa città universitaria dove si respira una bella energia fatta di giovani e di voglia di fare.

Vedendo tutto questo ben di Dio però ci viene fame e grazie alla nostra guida raggiungiamo il posto migliore per fare merenda. Federico ci porta nell’antica latteria che si raggiunge facilmente a piedi. Un posto semplice dove il tempo sembra essersi fermato e dove si può mangiare un maritozzo farcito di panna che di più buoni non ce n’è. Ovviamente anche Zoe ha assaggiato e apprezzato questa bontà!

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