Dalla finestra vedo… Jesi

Le Marche sono diventate la mia casa.

Complice l’amore, i paesaggi fatti di borghi, di colline, di spazi verdi e blu dove c’è il mare

La guardo dalla finestra. La città di Jesi è laggiù, si vede in lontananza. Dopo le distese verdi, i campi in parte coltivati c’è la “Milano delle Marche” come viene definita fin dalla fine dell’Ottocento per l’importante tradizione industriale. Un luogo a cui sono particolarmente legata. La città che, per prima, mi ha dato la possibilità di costruirmi un futuro marchigiano. Quella che offre un centro storico ricco di monumenti e luoghi di interesse come il Teatro Pergolesi, la chiesa di San Nicolò, la biblioteca Planettiana e Piazza Federico II, solo per citarne alcuni. Jesi e anche la città dove si possono vedere le antiche mura medievali che racchiudono il centro storico dove una passeggiata rigenera corpo e anima e dove potete assaggiare dei buonissimi vincisgrassi (un piatto tipico marchigiano che somiglia alle lasagna a cui ero abituata in Brianza).

jesi finestraEra da qualche mese che non ci tornavo e guardarla da lontano in una tiepida giornata di inizio primavera mi fa tornare in mente molti ricordi. Come la prima volta che l’ho raggiunta in auto, partendo da Sarnano, un altro splendido luogo questa volta in provincia di Macerata che fa parte delle “Mie Marche”. Già il percorso merita, soprattutto di mattina presto e al tramonto. Poi quando arrivi alle porte del centro di Jesi ecco che un agglomerato di storia, misto a tradizioni e profumi genuini, ti si presenta di fronte. Ricordo un bell’impatto la prima volta a Jesi. Poi ho iniziato a frequentarla, a conoscerla a vedere le sue molteplici facce e piano piano l’ho fatta mia. Vivendola ho rivisto alcuni posti che non mi erano del tutto nuovi perché il caso, molto tempo prima, mi aveva già portato lì vicino quando, ospite di un’amica, passai qualche giorno in un casale in campagna a pochi chilometri da Jesi. Lo stesso luogo da cui oggi la rivedo dalla finestra. Così Jesi non è solo un pezzo delle “mie Marche”, ma parte integrante dei miei viaggi e meta dei miei ricordi.

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Il bracciale di Sperlonga

Non serve andare troppo lontano per trovare il paradiso e per capire che tutto è possibile 

Ho ancora il braccialetto che mi aveva regalato. Un intreccio di fili fatto a mano. Ogni tanto lo porto ancora con me e mi sembra di risentire l’augurio di “buona vita” che mi aveva fatto il titolare di un negozio di souvenir di Sperlonga.

sperlonga_Sono tornata a Milano da poco. Viaggiare mi fa proprio bene, questa pausa londinese mi ha rigenerata e ricaricata e mi ha fatto venire in mente tante idee. Quando viaggio penso tanto e soprattutto lo faccio più liberamente. Torno indietro ad esperienze vissute e vado avanti avendo più chiaro in testa cosa a come fare.

Forse saranno stati i racconti della Signora C  (leggi anche il seguito) e la voglia di sole che mi ha trasmesso, ma è da un paio di giorni che ho in mente Sperlonga (nel Lazio, in provincia di Latina). Case bianche, mare azzurro, atmosfera quasi da isola. Un posto dove sono stata due volte e che mi è rimasto nel cuore. Oltre alle immagini tradizionali dei vicoli, delle piazzette e degli scorci paradisiaci, ricordo tre incontri. Tutti veloci, rapidi ma per me molto significativi. Scarpe, arte e un augurio per un futuro bellissimo e pieno di successo.

La prima volta sono stata a Sperlonga con la troupe di Week end (un programma di viaggi che ho condotto e curato per un paio d’anni per il canale televisivo Marcopolo) e senza programmare niente, ricordo di essermi imbattuta in un negozietto di scarpe. Non uno qualunque, era il regno di un artigiano, uno che aveva deciso di dedicare la sua vita a realizzare dei prodotti originali, soprattutto sandali con la base in legno e nastri colorati per avvolgere i piedi. Dei capolavori fatti a mano come gli oggetti in ceramica che l’artista che ho incontrato la seconda volta che ho visitato Sperlonga amava decorare nei mesi invernali per venderli poi nella sua bottega in estate. Storie che mi hanno affascinato e che hanno lasciato dentro di me la sensazione che davvero tutto è possibile. 

Un pensiero profondo con cui mi ha salutato quel titolare di un negozio di vestiti colorati, parei da mare, e souvenir che, dopo essersi fatto intervistare, mi ha augurato buon viaggio regalandomi un bracciale.

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