Dai primi tg a Si Parte con Erika, passando per Victoria's Secret: la giornalista si racconta

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Festa della donna. Quella dell’8 marzo è da sempre considerata una giornata nella quale festeggiare le donne. Ma cosa significa oggi, nel 2019, essere una donna che lavora e che si dà da fare per riuscire a dare il massimo in tutto ciò che fa? Lo chiediamo ad Erika Mariniello, giornalista e fondatrice di Si Parte con Erika. Perché in fondo, a volte, i migliori esempi di tenacia, carattere, resilienza, competenza, professionalità, voglia di vivere, di sorridere e di dimostrare quanto non si sia inferiori a nessuno sono davvero le persone che conosciamo.

Nome, cognome, età e professione.

“Erika Mariniello, ancora 36 anni. Professione? Giornalista”.

Erika Mariniello

Erika Mariniello

 Erika, da piccola quale professione sognava che avrebbe intrapreso una volta grande?
“All’età di 5 anni sognavo di fare la giornalista di cronaca nera, ancora oggi mi chiedo come facessi a capire la differenza fra cronaca nera e cronaca bianca.  Ero interessatissima alle notizie di cronaca. Avevo sempre in mano il microfono. Inventavo i dialoghi davanti allo specchio, costruivo veri servizi di cronaca. Sarà per questo che ancora oggi mi piacciono i thriller (ride, ndr)”.
Come è arrivata a fare la giornalista?
“Quando avevo 16-17 anni ho iniziato a fare la comparsa in produzioni televisive. Sono stata anche protagonista di una campagna pubblicitaria in Turchia per una nota bibita. Sono stata persino vicina a far parte di uno dei cataloghi pubblicitari di Victoria’s Secret. Un giorno mio padre è tornato a casa con un articolo di giornale in cui si diceva che una televisione locale cercava un persona. Ho risposto all’annuncio e il direttore di questa tv mi ha detto “Porta con te un tailleur” e mi ha fatto leggere il telegiornale. Ho cominciato così, con un tailleur rubato a mia madre”.
Lei lavora su internet con Si Parte con Erika e in televisione con Weekend sul canale Marcopolo. Le piace essere protagonista in prima persona?
“In passato di più. Prima tenevo particolarmente a curare il mio aspetto e all’apparire, adesso mi interessa soprattutto portare avanti progetti che hanno un senso. Prima l’apparire aveva un senso, attualmente lo faccio non per apparire ma per fare quello che amo fare cioè raccontare i luoghi che vedo. Quando ho iniziato a farlo di mestiere mi sono resa conto che la parte più bella è l’organizzazione, la ricerca. Il fatto di “metterci la faccia” è secondario”.

E’ mai stata discriminata perché donna?

“No, discriminata no. Però essere donna comporta il fatto che in tanti casi ti viene proposto di scendere a compromessi. Mi è capitato di non avere delle occasioni perché non ho ceduto e non ho quindi accettato certe proposte”.
E’ mai stata raccomandata?
“No. I lavori che mi sono capitati in maniera differente dalla trafila del curriculum sono arrivati perché ero stata segnalata da qualcuno che aveva già lavorato con me. Se mia figlia un giorno avesse una raccomandazione? Le direi di accettare, perché alla fine se non si dimostra di essere bravi il lavoro lo si perde anche se si è stati segnalati. E’ inutile fossilizzarsi sul concetto di raccomandazione: se una persona ti segnala, è giusto accettare e se non sei in grado è il mercato del lavoro stesso a lasciarti indietro”.
Come e quando è nato “Si Parte con Erika”?
“E’ nato da “Si parte”, progetto iniziato subito dopo la mia prima esperienza a Marcopolo tv. Si trattava di una serie di documentari autoprodotti da me insieme a Davide Romanini. L’anno dopo la nascita di mia figlia Zoe ho deciso di riaprire il blog che avevo attivato. L’ho fatto nascere il 4 marzo 2016, esattamente un anno dopo la nascita di Zoe. L’obiettivo era ed è sempre il medesimo: raccontare l’Italia e i luoghi che vedo svolgendo il mio lavoro in modo professionale, competente, appassionato e personale per dare un valore aggiunto ai lettori”.

 

Erika Mariniello

 

Nei suoi primi vent’anni di carriera ha lavorato con tanti uomini e tante donne. Con chi si è trovata meglio?

“Con gli uomini. Le donne tra di loro sono delle vipere. Io in fondo in fondo mi sento un po’ un uomo: mi trovo maggiormente a mio agio con il pensiero maschile. Ho un carattere maggiormente pratico. Non mi piace lavorare con le donne il cui pensiero primario è pestare i piedi a un’altra donna”.
Quali sono le difficoltà che da mamma si trova a dover affrontare?
“Anzitutto cercare di conciliare il mio infinito senso del dovere con l’essere madre. Essere madre richiede grande attenzione, però se hai una grande passione per il lavoro che fai devi anche fare tanta fatica per conciliare tutto. Non riesci mai a fare tutto e quindi devi gestire anche i sensi di colpa, perché non sempre si riesce ad essere presenti. Ogni giorno però faccio qualcosa con mia figlia, mi ritaglio un momento tutto per noi”.
Un sogno nel cassetto?
“Riuscire a portare a termine un progetto  che sto sviluppando dal punto di vista turistico, una app per aiutare gli utenti a viaggiare. E’ una mia fissa ormai da tempo”.
Che donna vorrebbe che diventasse sua figlia?
“Vorrei che rimanesse così piena di vita come è, anche un po’ matta (ride, ndr). Vorrei che fosse una grande comunicatrice, molto positiva, orientata alla carriera. Diciamo che, anche se ha solo quattro anni, è già un po’ tutto questo. Perciò non vorrei vederla diversa”.
Cristiana Mariani
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