Festival di Sanremo: il pregiudizio su Alberto Urso

Alberto Urso a Sanremo (Foto Facebook)
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Manca meno di un mese alla settantesima edizione del Festival di Sanremo. Dal 4 all’8 febbraio tornerà infatti la rassegna musicale al Teatro Ariston. Il nostro staff sta studiando ed elaborando gli ironici pre-giudizi, ovvero giudizi sulla base dell’ascolto dell’intera discografia di ognuno degli artisti in gara. Questi pre–giudizi serviranno poi per formulare i voti delle nostre temutissime pagelle. Si fa per ridere, nessuno se la prenda. Dopo Elettra Lamborghini (leggi qui), tocca ora ad Alberto Urso.

Alberto Urso: pre-giudizio 4. E’ uno del Volo, ma col maglione a collo alto e meno spocchia. Ciò non toglie che sia comunque fastidioso. Intanto perché è un lirico e i lirici devono fare lirica. Quelli che possono permettersi di fare anche pop sono uno ovvero Andrea Bocelli. Il resto è una sua pallida e vedente imitazione. Urso è un prodotto della De Filippi, ergo i suoi brani ci sembrano famigliari perché Maria non perde occasione per utilizzarli nei suoi sempre esigui spazi televisivi. La sua discografia si riassume in: “Ti amo”, “Ti amo e ti voglio”, “Ti amo e ci vogliamo”. In un brano lui non la vuole più, mentre in un paio di brani è lei a non volerlo. Fine della sua poetica. Ben si comprende come, ascoltando una sua canzone dietro l’altra, si rimpiangano palle al piede come Sal Da Vinci, Alessandro Safina e persino Emanuele Filiberto se fosse intonato.

Urso pronuncia la “r” e la “t” esattamente come fa Anna Oxa. Ecco, questo è l’unico aspetto in comune con artisti di successo. Per il resto è pesantemente, ipocritamente, subdolamente sanremese. Le musiche sono quelle precise precise del Festival di Sanremo, i testi pure. A Sanremo porterà “Il sole ad est”. E la speranza è che non si tratti di un mattone come molti di quelli che si possono ascoltare fra i brani che ha interpretato. Non arriverà ultimo, piacerà. Agli altri. A noi no.

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