Un viaggio dopo l’altro, ad ogni ora, in ogni periodo e giorno dell’anno. Decine di biglietti acquistati, a prezzi quasi mai vantaggiosi oltretutto, pochissimi treni in orario. Si possono contare sulle dita di una mano i viaggi iniziati e finiti senza problemi, con treni partiti e arrivati a destinazione negli orari precisi. Dove è filato tutto liscio, insomma. Ormai le domande me le pongo ogni volta che viaggio: “Perché Trenitalia, unica azienda di trasporti che esista, senza contare ovviamente Italo che però alcune tratte non le serve, non si riesce ad organizzarsi? Perché se è previsto un orario, ogni volta ci deve essere sempre un motivo per cui si debba partire o arrivare in un altro momento?”. Quesiti che purtroppo ogni volta rimangono senza risposta o con un “ci scusiamo per il disagio” e un “non dipende da noi”. Normale amministrazione, routine, storie che si ripropongono sempre nello stesso modo. Come questa mattina. Vi racconto che cosa è successo, con una breve premessa.

E’ un peccato sapere che partendo da un media o piccola destinazione non si possano avere gli stessi servizi di chi parte da una grande città e in generale è assurdo pensare di dover viaggiare sempre sperando che vada tutto bene.

Macerata – Milano: un viaggio semplice sulla carta, circa 500 chilometri, tre ore con un freccia rossa, quattro con un freccia bianca e un tempo indefinito con un Itercity o un regionale. Per far prima, con la mia bimba Zoe al seguito, scelgo di prendere un freccia rossa. La partenza prevista da Ancona è alle 10.29. Da Macerata acquisto un regionale che parte alle 9.26 e arriva, sempre nella migliore delle ipotesi perché per Trenitalia l’orario è un concetto sconosciuto, alle 10.21. Otto minuti di differenza per scendere da un treno e risalire su un altro vagone cambiando solo un paio di binari. Un’operazione che anche una lumaca potrebbe fare in 3 minuti al massimo.

Ero partita fiduciosa peccato che dopo pochi istanti si sente la classica voce di sempre “Siamo fermi in prossimità di … per un guasto tecnico, ripartiremo tra qualche minuto”. Molto bene, la speranza di provare l’ebrezza di vivere un viaggio tranquillo, in orario e senza complicazioni, svanisce qualche minuto dopo la partenza. Cerco di stare calma e penso “Ma perché non si riesce a far funzionare un’azienda che fa pagare i biglietti profumatamente? Perché in Italia non può esistere un sistema di trasporti efficiente? Che cosa avremo fatto di male noi italiani per meritarci tutto questo?”.

Domande che ancora una volta non trovano risposte. Cerco il controllore, chiedo come posso fare per ovviare al problema. La risposta è sempre la stessa “Ci dispiace per il disguido, ma sicuramente perderà il treno e dovrà poi rivolgersi in biglietteria”. Penso, perdendo la calma a questo punto, ma come può essere che nessuno sappia mai niente, che nessuno possa fare mai niente e che se un treno si ferma nel nulla senza dare spiegazioni a chi è a bordo e fa un ritardo di qualche minuto non si possa trovare un modo per far evitare a chi viaggia di dover sconvolgere tutta la giornata? Scendo dal treno ad Ancona, guardo l’orologio, sono le 10.32, il mio treno è partito tre minuti prima. Fin qui tutto normale. Il bello arriva dopo il colloquio con il personale in biglietteria. Tutti sempre molto capaci di non assumersi la propria responsabilità e di superare i problemi dicendo “ci dispiace per il disguido”. Spiego loro il problema, sempre con Zoe al seguito che a 4 anni mi chiede perché i treni siano sempre in ritardo, e mi viene data una risposta incredibile. Doveva partire prima, noi non vendiamo questo genere di pacchetto. Quindi, udite udite, se voi partite dovete partire da Macerata e dovete andare a Milano, non potete e sottolineo non potete prendere un viaggio con due biglietti diversi, dovete farvi consigliare dal sistema e prendere due treni con lo stesso codice con un tempo di attesa tra un cambio treno e l’altro di un’ora. Partite prima e aspettate in stazione, tanto perdere tempo non è un problema. Non potete certo partire con un treno che arriva solo qualche minuto prima rispetto a quello che riparte poco dopo e rischiare di perderlo. Perché anche se i treni esistono non bisogna sfruttarli e bisogna sempre calcolare un sicuro ritardo. Mi sembra una soluzione ovvia e costruttiva. Così un viaggio che può essere di 4 ore, per Trenitalia diventa necessariamente di 5 e con i ritardi anche di 6,7,8 ore. E’ difficile viaggiare così, peccato che non c’è altro modo di farlo e che tutti siano costretti a muoversi con i treni di un’azienda che ha dei grossi limiti e nessuno fa nulla per superarli.

Se volete sapere com’è andata poi vi racconto che sono riuscita a farmi cambiare un biglietto per un freccia bianca, durata del viaggio 4 ore anche in questo caso ipotetiche perchè il treno è partito da Ancona con 10 minuti di ritardo. Una consuetudine orma…

Se anche tu hai un disagio da raccontare o qualcosa da segnalare scrivi a siparteconerika@gmail.com

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