Dal 4 all’8 febbraio 2020 andrà in scena la 70esima edizione del Festival di Sanremo. Un’edizione che sarà introdotta dalla serata di gala e che poi entrerà finalmente nel vivo. Il nostro staff è al lavoro da tempo per ascoltare l’intera discografia di tutti i cantanti in gara fra i big e dare i nostri pre-giudizi, ovvero voti ironici da cui poi partire per elaborare le nostre tradizionali pagelle durante il Festival di Sanremo. Pagelle ironiche e divertenti, nessuno se la prenda. Dopo Elettra Lamborghini (leggi qui), Alberto Urso (leggi qui) e Junior Cally (leggi qui), tocca ora a Michele Zarrillo.

Michele Zarrillo: pre-giudizio 4.5. Che ansia. Di canzoni gioiose Zarrillo in carriera ne ha fatte ben poche. Sono tutte del tenore “Io ti amo, ma non mi fili di pezza o perché hai un altro o perché non mi capisci”. E ti assicuro, Micky, capirti è assai arduo. Un pelo meno, Miche’. Un pelo meno pesante e ci siamo. La voce, a parte quando insiste con acuti e singhiozzini non richiesti, ce l’ha. Però ha anche la pesantezza di un macigno. C’è sempre il concetto di fondo che l’amore è sofferenza. Bene, bravo, poetico, romantico, ma fattela una risata ogni tanto. Sembra proprio che questo cantautore, bravo per carità – le sue doti canore non si discutono -, non si avvezzo a trasmettere gioie particolari. La carriera di Zarrillo non si discute, ma non si discute neanche quello che porterà a Sanremo: un brano irrimediabilmente pesante e già stantio. Il Festival, a settant’anni, aveva bisogno di un cantautore le cui canzoni fanno diventare settantenne chiunque le ascolti? Secondo noi potevamo anche farne tutti quanti a meno. Ci dispiace Michele, ma un pelo meno. Magari un’iniezione di vitalità e di gioia di vivere potrebbero regalare a noi e a te qualche soddisfazione in più.

Cristiana Mariani

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