Quattro ore di musica ed emozioni che ho vissuto, come da tradizione negli ultimi anni, in una sera d'estate con mia figlia. 

Musicultura Suoni, luci, colori. Volti, sguardi, sorrisi. Spensieratezza, felicità, commozione. 
Quattro ore intense, ancora di più per una bambina che allo Sferisterio, l’arena della Musica di Macerata è entrata quando aveva pochi mesi per sentire l’opera e spesso per addormentarsi dopo le prime note, con un sottofondo musicale che non si sente tutti i giorni.
Quattro ore di musica ed emozioni che ho vissuto, come da tradizione negli ultimi anni, in una sera d’estate con mia figlia.

Perché, al di là della bravura degli artisti, della capacità di tenere il palco di cantautori a volte anche giovanissimi, delle canzoni orecchiabili e alcune con dei testi e significati profondissimi, a Musicultura – festival della canzone popolare e d’autore che quest’anno raggiunge la trentesima edizione – sono le emozioni che contano.

Le sensazioni, il battito del cuore, la consapevolezza di essere arrivati da qualche parte almeno per tre sere. Un miscuglio di sentimenti che si scontrano, si contaminano dentro i cuori e gli stomaci dei ragazzi che partecipano a questo evento. Una manifestazione che, in qualche modo, cambia anche la città di Macerata, modifica l’approccio di chi la vive e dà respiro e apertura e va oltre le mura che in un centro medievale come questo a volte tendono a rinchiudere tutto.

Musicultura

Sensazioni che vengono condivise anche dal pubblico chiamato a votare il giovane più talentuoso o che forse è solo riuscito a smuovere qualcosa con la sua canzone, pensata, scritta e arrangiata chissà in momento della giornata e della vita. Il livello è alto soprattutto se si pensa che gli artisti che salgono sul palco dello Sferisterio hanno studiato musica per anni e continuano a farlo, sono in qualche modo dei poeti perché riescono a mettere una parola dietro l’altra dando dei significati profondi e inaspettati che sono difficili da comunicare in un altro modo. Sono persone che credono e amano quello che fanno. Persone comuni che per la loro arte, la loro grande passione, la tenacia, la costanza e la voglia di esprimersi sopra ogni cosa, diventano unici.

Di questo, della voglia di crederci comunque vadano le cose, il mondo ha sempre più bisogno. Ed è bello pensare che davanti a tutto questo una bambina si possa emozionare ancora di più di un adulto. Una bambina che varcando la soglia dello Sferisterio rimane ammaliata dai colori, sente la musica forte e sorride, guarda a bocca aperta chi suona e canta sul palco capendo, forse sì o forse no, che sta assaporando l’arte. Ma sicuramente emozionandosi anche lei davanti a tutta questa bellezza. 

 

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