Sanremo, le pagelle della prima serata

Festival di Sanremo, le pagelle della prima serata
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Finalmente si parte: è cominciata la settantesima edizione del Festival di Sanremo. Ecco le nostre pagelle ironiche e divertenti. Quest’anno, a differenza delle passate edizioni delle nostre pagelle, troverete accanto al voto il pre-giudizio, ovvero il voto di partenza che il nostro staff ha dato a ogni artista in gara nella categoria big dopo aver ascoltato la sua intera discografia. Come sempre, nessuno se la prenda: si fa per ridere.

Amadeus: voto 5. Comincia sentendosi Barbara D’Urso, ovvero raccontando l’amicizia che nessuno (forse su Marte) conosce con Fiorello. Il sogno di quando non erano famosi, bla bla bla e sonno. Fa la parte dello sfigato e gli riesce benissimo. Come sparring partner di Fiorello è perfetto…Ah è lui il conduttore?

Diletta Leotta: voto sottèrrati. Arriva sul palco vestita da Ferrero Rocher, prosegue con un monologo offensivo per chiunque abbia un briciolo di cervello nella scatola cranica e non il botox come lei. “La bellezza càpita” è il refrain che questa sconsiderata recita durante il suo monologo. Peccato che a lei sia capitato, e pure più volte, un chirurgo plastico. Si vanta della nonna, un cartonato tutta gomma e filler pure lei, la quale la guarda come si osserva un piatto vuoto: con apatia.

Rula Jebreal: voto ti donerei l’otto per mille della chiesa cattolica. Per essere una “gnocca senza testa”, come era stata definita da alcuni dementi anni fa, se la cava meglio della Leotta. Molto meglio. Nonostante Amadeus non azzecchi una volta il suo cognome, lei è davvero perfetta. Parla di violenza sulle donne e lo fa in un modo crudo e reale. Come è giusto farlo, senza ipocrisie. Finalmente.

Irene Grandi: voto 6.5 (pre-giudizio 8). Canta “Finalmente io”, scritta da Vasco, Gaetano Curreri con Righi e Casini. E l’impressione è che la canzone le si addica, anche se come ha ricordato il mio team di esperti in effetti le hanno scritto di meglio. Peccato, sembra l’occasione persa da Noemi con “La borsa di una donna”. Il primo ascolto non le rende giustizia, si rimane un po’ confusi. Ci saremmo aspettati un brano decisamente più rock e con un testo un po’ più aggressivo.

Marco Masini: 6.5 (pre-giudizio 6). Si presenta con una barba e un faccione che sembra Bargiggia. Poi inizia a cantare e si capisce subito che no, non è Bargiggia ma è davvero Masini. La tipica canzone alla Masini, urlata e arrabbiata. Il problema è che è costretto a urlare perché la musica copre la sua voce. Non vincerà, ma è una bella canzone.

Rita Pavone: 7 (pre-giudizio 6). Il 7 è sulla fiducia, visto che del testo si capisce la metà. Bisogna aspettare lei per avere finalmente del vero rock sul palco. Grintosa, potente, con la consapevolezza di essere la regina del Festival. Perché Rita non è stupida e sa che qualsiasi cosa faccia farà scaturire una standing ovation, essendo lei l’unico vero monumento di questo Festival. Potrebbe persino vincere, se scegliessero di premiare la carriera.

Achille Lauro: 3– (pre-giudizio 4-). Lui se ne frega, però forse dovrebbe fregarsene un pelo del fatto che il suo testo non si capisca. Entra credendosi una testa coronata sul set di The new pope, poi si toglie il mantello e diventa la terza sorella del Superbowl in mezzo a Jennifer Lopez e Shakira. Continua a professarsi eterosessuale. E io continuo a professarmi ventenne.

Diodato: 7 (pre-giudizio 7). Tipicamente Diodato. Inizia piano e poi si butta proprio a “Fare rumore” e lo fa particolarmente bene. Il suo brano è come di consueto impegnato e di questo lo ringraziamo. Andrà bene soprattutto in radio. Nessuna sorpresa, compreso il suo look. Ecco, Diodatino caro, un colore ogni tanto come ci fanno notare i nostri esperti magari potresti anche osarlo.

Le Vibrazioni: 5.5 (pre-giudizo 6.5). Il vero frontman della band è il ragazzo dietro Sarcina che traduce la canzone nella lingua dei segni. Si agita più di tutti sul palco, è il più convinto. Il brano non sembra per nulla delle Vibrazioni ed è più anonimo del panciotto che indossa Sarcina. Il grande ritorno di Beppe Vessicchio: voto 11. Lui è IL MOTIVO per cui guardare il Festival di Sanremo.

Anastasio: 7 (pre-giudizio 6-). Scende dalla scalinata in tuta perché lui in fondo tutta sta voglia di uscire di casa non ce l’aveva. Poi inizia a cantare ed effettivamente spacca. Il brano è un mix fra “Tanto Tanto Tanto” e “90 MIN” di Salmo, niente di nuovo quindi. Però è oggettivamente il migliore. Aggressivo, padrone del palco, grintoso e anche con un testo di un certo peso. Bravo. Probabilmente vincerà.

Elodie: voto 7 (pre-giudizio 6.5). Come al solito, Elodie ha classe e stile. E il brano è ciò che si aspettava: molto dance, molto cantata e molto energica. Accosta un po’ troppi stili per poter risultare vincitrice – peraltro mi fanno notare che assomiglia a un brano di Dardust remixato -, sarà probabilmente la fra le canzoni più scaricate e ascoltate in streaming.

Bugo e Morgan: voto 5.5 (pre-giudizio 6). Sono utili quanto l’erba gatta appassita sul balcone. Bugo è rimasto in albergo. Ah no, è sul palco ma con un entusiasmo pari a quello di un gatto che ha scoperto la suddetta erba appassita. In compenso Morgan di energia ne ha da vendere. Probabilmente si è fatto qualche energy drink di troppo. Il testo non ha un senso logico, questi due sono i nuovi Lo Stato Sociale. Niente di che.

Alberto Urso: voto 4 (pre-giudizio 4). Evitabile, noioso, senza un costrutto, con capelli che sembrano un toupè e un’interpretazione da “vorrei ma non posso”. Anzi, purtroppo “vorrei e ci provo”. “E mi viene pure male”. Il suo posto non è all’Ariston. E’, ad esempio, in un campo di barbabietole da zucchero. Oppure in una stanza. Chiusa. E insonorizzata.

Riki: voto 3.5 (pre-giudizio 3.5). Sul palco, come mi fanno notare i miei esperti, indossa il vestito del nonno grasso. Poi inizia a cantare e si capisce che davvero forse era meglio se il vestito al nonno lo lasciava. Brano dall’atmosfera vecchia che appesantisce un ragazzo già appesantito dal suddetto vestito del nonno. All’improvviso, la follia: dal nulla spunta un utilizzo smodato e sconsiderato del vocoder per modificare la voce del protetto da Francesco Facchinetti.

Raphael Gualazzi: voto 5 (pre-giudizio 5). Vestito a caso. Jazz a caso. La canzone non è male, ma non lascia il segno. Anche perché lui non è per nulla credibile nei panni del jazzista americano col visto da Jocker. Ovviamente, come succede di consueto, anche quest’anno Gualazzi passerà inosservato. Da riascoltare.

Tiziano Ferro: voto prezzemolo. Quando vuoi andare a dormire, spunta lui. E non per dirti che la puntata sta finendo. Ma per darti un’altra canzone, cover o brano suo che sia. La domanda è: visto che ha già cantato di tutto stasera, nelle altre serate ci dà numeri del Lotto?

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