Sanremo, vota la stampa: le pagelle della quarta serata

Le pagelle del Festival di Sanremo
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Dopo le pagelle della prima serata (leggi qui) e le altrettanto apprezzate pagelle della seconda (leggi qui), ecco quelle della quarta. A Sanremo hanno votato i giornalisti della sala stampa, da noi vota invece il nostro gruppo d’ascolto del Festival di Sanremo 2020 composto dagli esperti Angela, Silvia, Manuela e Biagio. Ringraziamo del contributo per questa settimana anche i preziosi Marta, Federica e Gianluca.

Giordana Angi: voto 4.9. Look voto: 4.1. Arriva sul palco vestita da confetto e ti viene da chiederti se fosse posseduta nelle prime tre sere o se sia posseduta adesso. In ogni caso la speranza è che lei non possieda quel vestito, perché sembra Marina Occhiena durante la reunion dei Ricchi e Poveri della seconda serata del Festival di Sanremo. Il brano è talmente poco riconoscibile e unico che Giordana in questa canzone la scambi persino per Mariella Nava.

Pinguini Tattici Nucleari: voto 7.8. Look voto: 7.5. Salgono sul palco e scuotono tutti. Il cantante ha la zeppola, ma ci piace. I Pinguini sono un po’ gli amici cazzari che ognuno di noi vorrebbe avere, quelli che sanno suonare e cantare e ti rallegrando la giornata in modo intelligente. Sono fra i primi a sorpresa, ma la speranza è che ci rimangano sino alla fine.

Anastasio: voto 7.8 . Look voto: 6.8. Il problema non è tanto il fatto che lui sia vestito di rosso per richiamare il titolo della sua canzone, la difficoltà nasce nel momento in cui anche la scenografia dietro di lui diventa rossa e tutto è un tripudio che un toro darebbe in escandescenze. Lui continua ad essere arrabbiato e ha ragione: tre giorni prima dell’inizio del Festival di Sanremo era talmente favorito che gli stavano pure sprenotando la stanza in albergo per darla a turisti polacchi visto che poteva pure starsene a casa e ora è sprofondato in un abisso da cui non lo tira fuori neanche il capitano Acab con l’attrezzatura per catturare Moby Dick.

Elodie: voto 8.1. Look voto: 8.7 . Se non va sul podio lei è un problema. E’ senza dubbio la più bella ed elegante del Festival. La canzone funziona, ad ogni ascolto convince di più. Non convincono i capelli, che sono proprio il problema di questo Sanremo: non siamo in una malga, non ci sono mucche da cui farseli leccare e quindi perché i parrucchieri hanno scelto di farli leccare artificialmente a povere e incolpevoli cantanti come lei?

Francesco Gabbani: voto 7.5. Look voto: 7.1. Inspiegabile. Inspiegabile come possa essere in vetta alla classifica sino a inizio puntata. Il brano non è nulla di indimenticabile, orecchiabile ma non così tanto da vincere Sanremo. A lui improvvisamente è venuta una “s” da Ornella Vanoni dopo la quarta bottiglia di bianco che fino a qualche mese fa non aveva. La lampada che ha fatto negli ultimi giorni non aiuta a togliere quell’idea di “me sento figo” che emana ad ogni passo.

Irene Grandi: voto 7.6. Look voto: 7. Magari un reggiseno sarebbe servito, per evitare che la gravità facesse capire che ormai ha un’età. Però il look aggressivo, da rocker, non stona. Così come lei, che ha una gran voce e continua a dimostrarlo. Il brano dopo alcuni ascolti assume una maggiore caratterizzazione, anche se purtroppo non è adatto a vincere questo Festival.

Tosca: voto 6.6. Look voto 5.8. La noia. E’ così sanremese da essere di un antico insostenibile. Lei è delicata, elegante e tutto quello che si vuole. Ma, come direbbe festante una Patty Pravo moderna, buon 1918.

Michele Zarrillo: voto 5.1. Look voto 5.6. Il suo look è il medesimo da decenni, crediamo abbia un armadio monocolore e monomodello. Niente di emozionante, come nella sua canzone. In cui però cerca di imitare Amedeo Minghi, non prendendo fiato praticamente mai. Che ansia.

Junior Cally: voto 5.7. Look voto 6. Sembra un bianconiglio nel Matrix di Keanu Reeves. Il look non si discute, la sua presenza nel mondo della musica sì. Se ne andrà presto, per fortuna. Comunque viene fischiato, segno che almeno le idiozie che ha detto nel corso degli ultimi anni la gente se le sta ricordando.

Raphael Gualazzi: voto 7.4. Look voto: 6.3. Inutile nasconderlo, sembra Boy George in versione moderna. Ha un look eccentrico, ma nel suo genere ovvero il jazz tutto è concesso. Quindi lui si veste come se fosse in “Paura e delirio a Las Vegas”. Sobrio. La canzone dopo alcuni ascolti diventa decisamente piacevole.

Paolo Jannacci: voto 4.5. Look voto 6.1. Senza lode e senza infamia. Proprio senza niente. Sembra un pulcino spaurito quando canta, ma è di una noia che a tratti rasenta la sonnolenza. E’ uguale al padre, ma solo nei lineamenti e nei modi di fare.

Le Vibrazioni: voto 7.4. Look voto: 6.6. Il look è sempre stato l’aspetto più da rigattiere di questa band, ovvero del tutto a caso. Il foulard a pois di Sarcina grida una vendetta che risuona forte anche se si spegne la tv. Menzione speciale per il bono che traduce il brano nella lingua dei segni. Arriveranno probabilmente fra i primi tre, e a ragione

Beppe Vessicchio: voto insostituibile. L’Ariston esplode quando si fa il suo nome. E’ lui il vincitore di questo Festival di Sanremo.

Aberto Urso: voto 3.5. Voto look: 4.4. Vecchio che in confronto quelli del Volo sono bimbi dell’oratorio estivo. Smollati, Albè che la vita è già complicata di suo. Vestito con una tenda di Buckingham Palace, canta anche come un contemporaneo della Regina Elisabetta. Più che un amico di Maria, è il nonno, peraltro noioso, di Maria.

Levante: voto 8. Voto look: 6.7 . Ha caldo. E quindi si mette di fatto un copricostume. Però con un bel colore acquamarina, per l’appunto. Il brano è profondo, forse troppo per una manifestazione come questa. Però lei è intensa e arriva dritta al punto, come sempre. Anche per Levante, capelli leccati a profusione.

Morgan e Bugo: voto supremi. Due dementi di cinquant’anni che non riescono a mettere da parte i problemi e a esibirsi sul palco per poi regolarsi i rispettivi conti menandosi in un parcheggio. Morgan cambia testo e accusa il compare di essere un ingrato, Bugo se ne va a inizio esibizione mandando tutto in vacca. Una cialtronata che da un instabile come Morgan era lecito aspettarsi. Colpa di Bugo che pur di salire su un palco che non avrebbe mai calcato ha accettato di collaborare con un nevrotico come il compagno, fino a ieri, di giochi.

Rita Pavone: voto 7. Look voto: 5.9. Cantare “Non succede proprio niente” dopo la scemeggiata fra Bugo e Morgan è paradossale. Rita è grintosa e francamente all’1.53 di notte a 74 anni io sarei già al quarto sonno. Quindi solo complimenti.

Enrico Nigiotti: voto 7.6. Voto Look: 8.3. Allora, il manzo toscano ci piace. La giacca di moquette sbrilluccicante non tanto, ma lui è proprio bono. E francamente cantare dopo il dramma della gelosia di Bugo e Morgan e all’ora mattutina delle 2 non è cosa facile. Per questo non regala emozioni indimenticabili. Ma la schitarrata verso la fine ce lo fa piacere abbastanza.

Elettra Lamborghini: voto 5.3. Voto look: 4.9. Il resto scompare, ma fortunatamente non l’unica cosa per cui vale la pena ascoltare questa esibizione: il coro iniziale “Elettra, Elettra Lamborghini”. Poi purtroppo scende la scalinata la matrona che si crede Mariah Carey e ripiombiamo nell’assenza più pura di talento. Elettra ha però usato il cervello in questi giorni e ha capito che l’unica soluzione per le è buttarla in caciara e così inizia a flirtare con se stessa. Per domani ci aspettiamo l’esordio di sex toys al Festival di Sanremo.

Marco Masini: voto 5.4. Voto look: 5.9. Urla. E alle 2.08 non concilia un sonno che ormai sta divorando chiunque. Vestito da dandy, ci aspettiamo che prima o poi ci parli di economia internazionale con un bicchiere di brandy e un sigaro seduto vicino a un camino. Non lo fa, purtroppo. Urla e non sfoggia neppure una performance degna di particolare nota.

Riki: voto 3.4. Voto look: 6 . Ribadiamo lo strazio. In attesa che il suo brano diventi una bachata e quindi ci faccia venire la tentazione di entrare in ogni scuola di ballo latinoamericano urlando “Siamo gli antiCristo, Achille Lauro è più macho degli Aventura”, lo ascoltiamo nella versione in cui Riki abusa del vocoder. E dei vestiti rubati al nonno. “Qualcosa non torna” lo dice proprio il nonno quando guarda dentro l’armadio. Grazie, ma per noi è decisamente no.

Diodato: voto 8.3. Look voto: 6 . Non si capisce che sotto quel lupetto c’è un collo, sembra un pezzo unico e questo destabilizza. Cerca di indossare un colore stavolta e questo va comunque sottolineato. Avesse portato “Babilonia”, avrebbe vinto. Ci facesse portare a casa Rodrigo D’Erasmo o il pianista che lo accompagna, vincerebbe. Non lo fa, ma il brano ci piace molto.

Achille Lauro: voto 8.5. Look voto 8.8 . Il gruppo d’ascolto è spaccato fra chi lo ritiene un autentico perculatore di pubblico e chi, la maggioranza, lo considera un genio. Forse non è nessuna delle due cose, quel che è certo è che lui ha le idee ma poi a faticare sono sempre sarti e truccatori.

Piero Pelù: voto . Look voto: . Tutto nella norma, come direbbe Fiorello c’è del Peluismo. I problemi sono due: il bambino è un gigante ed è un piccolo Buddha. Insomma un’enorme e informe massa lipidica. Quindi o la canzone è una presa in giro palese del nipote oppure, molto più probabilmente, questa è la sigla di un nuovo cartone animato.

Cristiana Mariani

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