Dopo le pagelle della prima serata (leggi qui), eccoci a quelle della seconda serata del Festival di Sanremo. Sono pagelle ironiche e divertenti, a volte un po’ cattivelle. Ma si fa per scherzare, nessuno se la prenda. Come per le pagelle della prima serata, ringrazio il mio preziosissimo team di esperti che mi sta accompagnando: Angela, Silvia, Ilaria, Manuela, Biagio, Marta e Federica.

Fiorello voto 10. Ha in mano le redini della serata, è uno showman e sa di esserlo e quindi fa ciò che vuole. E pure molto bene. L’idea di uscire vestito da Maria De Filippi è geniale, così come lo è la chiamata di lei in diretta. Finalmente la Rai ha assegnato la conduzione del Festival di Sanremo a una vera star. Ah conduce Amadeus? Chi? Ah quello che si fa prendere in giro ancora come nella prima puntata. Vabbè, Amadeus: voto mi dispiace. Mi dispiace che conduca lui.

Francesco Gabbani: voto 6 (pre-giudizio 5). Senza la scimmia che balla non fa sensazione, eppure la canzone è carina. Orecchiabile, non si farà ricordare particolarmente ma è una canzone che perlomeno evita di dare lezioni di moralità o civiltà come invece Gabbani ci aveva abituato nelle ultime edizioni di Sanremo. Normale.

Paolo Jannacci: voto (pre-giudizio 5). Una canzone di un padre che parla al figlio. Nulla che il Re Leone non abbia già fatto trent’anni fa, mi fanno notare i miei esperti. Credo che di più sanremese ci sia soltanto “Grazie dei fior” di Nilla Pizzi. Ovviamente non avrà alcun seguito, sarà dimenticata nello spazio di pochi giorni. Lui è vestito come il ragioner Filini e il pubblico vive nella speranza che prima o poi diventi Superman. E invece no. Clark Kent.

Junior Cally: voto ma sei serio? (pre-giudizio 3). Viene accolto con un entusiasmo inferiore a quello che sarebbe stato destinato a Pablo Escobar e in effetti il pubblico ha ragione. Non perché abbia un cervello di un celenterato, ma perché la canzone è proprio brutta. Ancora una volta, distruttiva. Non parla di cose nuove, contesta ciò che già esiste. Attaccando Fedez. Argomento innovativo. Lui dice che non vuole non fare nulla e poi spacciarsi artista, che non vuole offendere solo sul web – infatti lo fa attraverso quei quattro ragli che butta nei suoi testi delle canzoni -, non dice cosa vuole fare ma cosa non vuole fare. E’ il vuoto cosmico. E nonostante entri vestito tipo il coro dell’armata rossa quando accompagnava Toto Cutugno, purtroppo non rispetta le aspettative. Cali un silenzio siberiano su di lui.

Giordana Angi: voto 5 (pre-giudizio 5). Canta all’una e venti, impossibile riuscire a seguirla con lucidità dopo più di quattro ore di martirio. Neanche Telethon dura così tanto e quindi a pagarne le conseguenze è anche lei. Canta un brano dedicato alla madre, che di certo non lascerà il segno. Amica di Maria, nemica del palinsesto.

Elettra Lamborghini: voto 3- (pre-giudizio 4.5). Una cosa doveva fare: twerkare, shakerare le chiappe, ammiccare. Insomma: fare Elettra Lamborghini. Invece entra vestita da gemella Kessler ipovedente, è agitatissima e probabilmente proprio per mitigare questa agitazione ha preso un cocktail di farmaci di cui il più leggero è a base di stricnina. Purtroppo non può usare l’autotune e proprio per questo capisce di non potersi muovere come vorrebbe per evitare il cedimento strutturale di quel minimo di intonazione che ha. Minimo, perché sembra davvero una delle canzoni che si cantano in pullman andando in campeggio con l’oratorio. A un certo punto, comprende di essere alla frutta e quindi si lancia in un timido chiappeggiamento. Speriamo che venerdì, quando avrà capito di essere ormai condannata a pulire il pavimento dell’Ariston, mandi tutto in vacca e inizi a zoccoleggiare come sa fare e come deve fare. Incompiuta.

Levante: voto 7.5 (pre-giudizio 7.5). E’ agitatissima e comincia un po’ sottotono, poi risorge subito. E torna ad essere la Levante piena di emozioni e significati che conosciamo. Ha un brano impegnato e impegnativo al tempo stesso e gli dà un gran carattere. Non l’ho mai nascosto: se non va sul podio, sciopero. Tecnicamente non è perfetta, ma ha dei contenuti da comunicare, il che dopo Achille Lauro e compagnia ragliante non è affatto scontata. Brava, brava, brava lei.

Enrico Nigiotti: voto 6 (pre-giudizio 6). Della tipologia del “manzo toscano”, il cantautore ci fa capire da subito che la canzone è sua. Anzi è sua sua sua sua. “Credimi credimi credimi credimi sempre” diventa “Baciami baciami baciami adesso”. Non vincerà e non sarà neanche particolarmente ricordato. Peccato, avrebbe potuto fare meglio. Ripetizioni.

Piero Pelù: voto 5.5 (pre-giudizio 5). E’ Pelù. In latex all’interno di un teatro pieno di luci e persone. Quindi sono Pelù e il muschio che gli è cresciuto addosso. La canzone di Sanremo potrebbe essere un qualsiasi brano di Pelù post Litfiba, perché quelli coi Litfiba sì che erano brani. A un certo punto impazzisce e va tra il pubblico alitando “Giganteeeeaaah” ed è lì che chiudo a doppia mandata la porta di casa. Non si sa mai. Incubooaaaooooaaah.

Pinguini Tattici Nucleari: voto 6.5 (pre-giudizio 6.5). Sono Lo Stato Sociale, ma stavolta intelligente e di questo li ringraziamo. Non fanno i fenomeni a tutti i costi e non cercano di stupire. Ovviamente non vinceranno, non sono nulla di che. Bravi.

Rancore: voto 6.5 (pre-giudizio 6.5). Un bell’esercizio di stile, ma arrivare a mezzanotte e 47 e rimpinzare tutti di parole non è l’idea vincente per eccellenza. Non è colpa sua, anzi gli invidio la carica. E’ il Rancore arrabbiato e impegnato di sempre, bella canzone. Rapper.

Tosca: voto 5 (pre-giudizio 6). Si esibisce alle 23 e rischia di farci addormentare tutti. L’unica cosa che tiene l’attenzione su di lei sono le forcine in evidenza sul biondo platino dei suoi capelli. Per il resto, se volessi far addormentare qualcuno, ma di un sonno eterno, chiamerei lei. Eterno riposo dona a noi, o Signore.

Michele Zarrillo: voto cuscino (pre-giudizio 4.5). Come per Giordana Angi, la colpa non è sua: lo fanno cantare all’una e 25 e ovviamente il sogno è solo il letto. Prova la svolta dance, ma il problema sono i suoi urletti: Michè, non sei Mango. I tuoi urletti tirano fuori solo imprecazioni. Dammi retta, lascia perdere. Non ti incaponire. Testone.

La Reunion dei Vecchi e Poveri: voto da dove cominciamo? Dal playback? Dal fatto che Barbie Femore sia talmente rifatta da e la brunetta “luci di stelle” si guardino sorridendo nonostante sino a pochi anni fa si sarebbero avvelenate a colpi di stronzio? Dal fatto che all’arrivo di Fiorello ognuno dica cose talmente casuali che in confronto alla casa di riposo di Nonno Simpson sembrano tutti ancora lucidi? Dal fatto che il povero Franco – diciamocelo, il più ciordo del gruppo da sempre – non si ricordi una sola sillaba delle canzoni? Dalla voglia di Marina di raccontare a tutti i suoi buonissimi rapporti con la brunetta 40 anni dopo? Vorrei rilanciare tutti i Vecchi e Poveri in uno show in prima serata. Ma senza conduttori: solo loro a ruota libera. La forza del mutuo.

Gigi “è tardi” D’Alessio: voto non dirlo mai (come mi suggeriscono gli esperti del mio staff). Tu vivi due decenni sperando che prima o poi smetta di cantare. Poi succede qualcosa di simile: la gente si accorge che ogni sua sillaba è una lagna mostruosa e allora lo accantona. Ma Amadeus, che evidentemente è sordo, lo fa tornare sul palco. Allora ti rimbocchi le maniche e speri che sul palco arrivi Anna Tatangelo che butta lì un “Ragazza di periferia” e improvvisamente trasforma tutto nel Sanremo Pride. E invece nuova speranza delusa. Urla tanto da farci vedere anche le cicatrici che gli sono rimaste dopo l’intervento alle tonsille di quanto aveva 4 anni e mezzo. Mai più, urlato come farebbe Antonio Zequila se avesse davanti Adriano Pappalardo.

Beppe Vessicchio: voto 11. Non dirige nulla, ma il suo passaggio durante la prima serata ha lasciato un segno nel Teatro Ariston, un’aura di fascino che ancora ci accompagna. Ispiratore.

I parrucchieri: voto 3. Allora, parliamoci chiaro: il capello leccato fa schifo. Sa di non lavato, sa di lercio. E prima Emma, poi Elodie e Tosca: non si possono guardare. Come ve lo devo dire?

Cristiana Mariani

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