La cascina della musica, un sogno tra note e campagna che diventa realtà

Visitare Costigliole d’Asti, in Piemonte, partendo dalla Cascina della Musica

In campagna, in mezzo alla natura, un’oasi accogliente, calda, arredata con grande gusto, profumata. Quella della Cascina della musica a Costigliole d’Asti è una struttura ricettiva che riesce a mescolare la bellezza del territorio, la comodità degli accessori e il sapore rustico degli interni.

Immancabile, come suggerito dallo stesso nome, la musica: gli ospiti della Cascina della musica possono prenotare lezioni di chitarra all’interno della struttura. Le lezioni si fanno in una bella sala con vetrate che permettono di ammirare i numerosi paesaggi. Entrando in alcuni locali di questo bed and breakfast si ha la sensazione di trovarsi proprio in uno studio di registrazione di ispirazione quasi anglosassone. L’idea di aprire questo angolo di paradiso nell’Astigiano è stata della famiglia Alciati. Fulvia, la moglie, e Roberto, marito e musicista, hanno fatto rinascere dalle ceneri il rudere sul quale ora sorge il bed and breakfast di Costigliole d’Asti. La loro è una passione viscerale tanto per il mondo della musica quanto per quello dei sapori e dell’accoglienza, che qui rappresenta sempre un tratto distintivo. Un bed and breakfast che di fatto è una Fenice, vista la seconda vita di cui sta godendo questo luogo suggestivo. Un luogo che, trovandosi a 400 metri sul livello del mare, può rivelarsi ideale per chi vuole ritagliarsi qualche giorno nella natura e lontano dalla città. E i prezzi? Le stanze, vere perle incastonate in una natura sconfinata, sono ampie e il costo a notte abbordabile visti i servizi offerti.

La Cascina della musica può essere un ottimo punto di partenza per visitare Costigliole d’Asti, piccolo Comune di poco più di 5.000 abitanti nel quale si può ammirare un suggestivo centro storico e si può visitare il museo del Barbera. Oltre a vedere l’Icif, un’importante scuola di cucina per stranieri. Un paese non molto esteso, ma che comunque può riservare grandi sorprese a chi lo visita per la prima volta, ma anche a chi, conoscendone alcune zone, intende scoprire gli angoli più particolari e interessanti.

Read more

Articoli Comments (0) |

Festival di Sanremo 2017: le pagelle della finale e … uno sciopero

Vince Gabbani davanti alla Mannoia, ecco le pagelle ironiche ella serata finale di Cristiana Mariani e del suo gruppo

Ultime pagelle di Sanremo di quest’anno. Ecco i voti della serata finale del Festival dati come al solito in modo ironico e divertente da Cristiana Mariani e dal suo staff di esperti. Come al solito, nessuno se la prenda: è solo un gioco. Ringraziamo come di consueto Road Map, blog di Quotidiano.net
Ecco le pagelle:
“Eccoci all’ultima puntata delle nostre pagelle del Festival di Sanremo. Anzitutto ringrazio tutto il mio staff di espertoni che direttamente o indirettamente hanno sostenuto questa cavalcata sanremese. Eccoli in ordine sparso: Erika Mariniello, Emanuela Sandali, Federica Pelagatti, Mary Parpy, Simone Villa, Angela De Simone, Biagio Bleve, Valeria Magnaghi, la redazione internet de Il Giorno, Simona Balboni, Luca Balza. Ovviamente non posso dimenticare la mia prof preferita.
Sono le 20.36 e lo dico adesso: sul podio Elodie, Fiorella Mannoia e Paola Turci o al massimo Francesco Gabbani. Qualsiasi altro nome farà scattare il mio sciopero.
Retorica voto 3.
Presenza dei ladri di carrozzelle voto 4. La disabilità compatita. Esattamente come un disabile non vorrebbe mai essere trattato: da bravo anche se è stonato. Peccato, ma Sanremo è anche spesso luogo comune. E questo lo è stato.
Presenza delle forze dell’ordine voto 4. Cose a caso dette su un palco nel quale l’unica protagonista deve essere la musica. Tradotto: senza Conti e il suo “grazie per quello che fate” noi tutti avremmo pensato che “All cops are bastards”?.
Zucchero voto 5. Si veste da cappellaio matto e vuol fare il poeta. La voce ce l’ha, ma mi urta il sistema nervoso. “Non il superospite italiano, è il superospite internazionale di stasera”. Tradotto: a Carletto e al suo gruppo son rimasti solo gli spicci.
Elodie voto 8. La sua “madrina” è Loredana Berte dal fiorista e coi capelli blu. Bene ma non benissimo. Così come le sue sopracciglia: Elodie, c’hai du spazzolini da denti. La canzone convince sempre di più, è una Emma Marrone 2 ed è giusto che sia così. Sembra meno coinvolta della prima performance, ma forse è l’emozione della finale. Il ritornello rimane in testa e non se ne va. Cosa può volere di più una debuttante a Sanremo?
Michele Zarrillo voto 5. Il suo padrino è Riccardo Fogli: un vecchio per un vecchio (e non intendo di età, vecchio di stile e di stampo). “Quando stai male li vai a spolverare”: Michelino, un pelo d’ottimismo ogni tanto è chiedere troppo? “Mani nelle mani, le tue mani nelle mie” non ce la posso fare. Fermarsi alla rosa blu no? E comunque sta cosa che abbiamo sdoganato il nero sopra il blu a me proprio non torna: Zarrillo, prossima volta un look o total blue o total black. Io dico no ai miscugli.
Sergio Sylvestre voto 6. Non c’è una sera in cui lo vestano in modo sobrio. Lustrini come se ne fosse testimonial. Stavolta è pieno di ali, come neanche i Lines Seta Ultra. In mezzo al petto ha persino il volto di non ho capito chi. Lo veste Dolce & Gabbana? Nonostante a spingerlo sia nientemeno che Eros Ramazzotti – fa il paio con Bianca Atzei che piange guardando il compagno mentre canta per non essere eliminata durante la quarta sera – continua a non convincerci. Alzi la mano chi se lo vuole sentire magari alle 7.30 del mattino nell’IPod mentre sta andando al lavoro in metropolitana. “Non lo so se è coppa mia” canta nitidamente a un certo punto. No, appunto Sergio: né coppe né trofei stavolta per te.
Fiorella Mannoia voto 8.5. Introdotta da Enrico Ruggeri, ovviamente. Sono adulti e seri loro, quindi non ricorrono a stratagemmi. Neppure a look strani: Fiorellona ha un abito rosso di velluto. Lei è signora, mica una Bianca Atzei qualsiasi. Ci crede tantissimo e ci crediamo tutti. A toglierla dal podio possono arrivare soltanto Emanuele Filiberto e Pupo in un blitz improvviso. E infatti per lei alla fine c’è un’ovazione che non si sentiva dalla vittoria dei Mondiali nel 2006.
Fabrizio Moro voto 6 (6.5 per l’esperta che stravede per lui). Il suo padrino è Gianluca Grignani e già questo basterebbe per fare un’associazione di idee da brivido. Moro ha un pregio, un grande pregio: è riuscito a far essere sobrio Grignani. Almeno per i pochi secondi del video di in bocca al lupo. I miracoli però finiscono qui, perché basta sovrapporre a questo brano “Eppure mi hai cambiato la vita” per notare che sono non gemelli, ma decisamente molto fratelli. Niente che non sia ancora stato sentito.
Alessio Bernabei voto 3–. Raccomandato da un ormai insopportabile Rudy Zerbi, ci prova in tutti i modi. Per quanto mi riguarda, può smettere. Ma proprio di cantare. Lo vedrei bene al mercato. A scaricare le casse di frutta. Ecco lì può cantare. La sua presenza a Sanremo è giustificabile solo per insistenza dell’associazione di categoria dei produttori di lacche e gel. Non si spiega altrimenti. Anche nel suo caso, i colori sono il blu e il nero. Niente, son sbagliata io.
Crozza voto Oh ma non ce l’hai una casa? Politica, sempre e solo battute sulla politica. Battute politiche che non fanno ridere. S’è insediato da quasi un mese e ancora stiamo a fare battute su Trump? Ma dateci la Gialappa’s che commenta i Mondiali del 1982: direbbe frasi più innovative. “Mammelle”, “Pecore”: oh bene, è riuscito a cadere ancora più in basso del solito. Meno male che è finita.
Marco Masini voto 5.5. Appare Gabriel Omar Batistuta che gli fa da padrino ed è subito Fiorentina anni Novanta. Continua la saga delle corde vocali violentate di Masini, che peraltro assomiglia sempre di più a Bargiggia. Possibile che nessuno gli abbia fatto notare che la barba va bene, ma così rischia di prender dentro nelle porte? La canzone è lì, lui la parla e la urla, ma non rimane niente.
Paola Turci voto 8.5. Stasera non ha la giacca, ma si ricorda di mettersi dei vestiti, il che depone decisamente a suo favore. L’in bocca al lupo glielo fa Nek, a testimonianza del fatto che non ha bisogno di nessuno che la raccomandi. Avrebbe potuto scegliere amici ben più famosi. Canta sorridendo, è rock, è grintosa, è intonata. Ma che ne sanno le Lodoviche Comello di come si fa musica? Clonatela. Datele palchi in tutto il mondo.
Bianca Atzei voto 2—. E’ ufficiale: lei e il suo entourage non sono dei fulmini di guerra. Il brano gliel’ha scritto Kekko dei Modà e chi le fa da padrino? Kekko. Della serie “Sono sola al mondo”. Ecco appunto: se nessuno ti vuole raccomandare fatti due domande. Sponsorizzazione più grottesca non avrebbe potuto esserci. Ciao Bianca, vai e insegna agli aspiranti artisti a vendersi male male.
“Sembassano lo sapisso” è l’inizio della sua canzone. Ah, ma Bianca canta in sanscrito. Ecco perché sono anni che è incompresa. Braccia rubate all’agricoltura e lo testimonia pure il vestito a fiori finto Desigual. Quando se ne va le urlano “Brava”. Altra questione su cui farsi due domande.
Francesco Gabbani voto 7.5. La madrina è Rosita Celentano, anche in questo caso ottima scelta. Per il pubblico ha già vinto e sinceramente devo fargli i complimenti perché è riuscito ad aprire i sarcofagi del pubblico dell’Ariston. Lui si crede un figo di dimensioni epiche e balla a caso. Stavolta non è vestito da scimmia, nonostante il completo faccia ridere. La scimmia comunque arriva, perché quella fa parte del pacchetto Gabbani. Nonostante sia molto, troppo convinto, non è male per niente. Merita di stare sul podio o al massimo un pelo sotto. Più Gabbani e meno Atzei, per favore.
Chiara voto 6.5. L’in bocca al lupo glielo fa Francesco Renga, ad averne di amici cos. Chiara, la prossima volta che esci con lui vengo anch’io eh. Chiara fa parte di quella categoria di artisti che non stonano neanche se vogliono. Detto questo, magari una canzone con del carattere ogni tanto non farebbe male. Basta lamenti. Basta “oooh oooh” straziati, basta frasi a mezza voce. Su su, un po’ di energia.
Clementino voto 4.5. Quartieri spagnoli. L’in bocca al lupo glielo fa ovviamente Bennato, napoletano come lui. La prossima volta lo facciamo a Pozzuoli il festival però. “Ragazzi fuori”, appunto fuori dalla finale doveva essere Clementino. Poverino, è proprio fastidioso sentirlo cantare questa canzone.
Ermal Meta voto 6. A introdurlo c’è Fiorello: altra bella ruffianata. Continua a capirsi poco di questa canzone, ma il ritornello entra bene in testa. Detto questo, continua a sembrarmi piuttosto insipidino.
Lodovica Comello voto 5.5. La introduce Bisio, ma questo non cambia la sua mediocrità. La vestono come neanche in un musical Disney, la canzone rimane fastidiosamente insulsa. Per il karaoke è perfetta. Ah ma siamo a Sanremo? Ok, allora passiamo oltre che inizia a diventare tardi.
Samuel voto 6.5 (7 per i calzini rossi). Introdotto da Giuliano Sangiorgi, mica male. Va detto che se fosse stato Bianca Atzei, si sarebbe fatto fare il videomessaggio da Boosta. Chissà cosa avrebbe detto Maria. Nonostante l’ora tarda e la freddezza iniziale, il pubblico si scongela e partecipa. Bravo Samuel, sottovalutato ma tanta bella roba il ragazzo. Deve fare qualcosa per questa fastidiosa somiglianza con Neffa.
Michel Bravi voto 5. C’ho sonno. La notte fonda e la lunga cavalcata fin qui di certo non giova alla sua performance e al gradimento del pubblico, che a mezzanotte inoltrata vorrebbe soltanto buttarsi sotto le coperte. Gli fa da padrino Rovazzi e a questo punto ti chiedi l’utilità dell’Eurovisione. La giornata era iniziata con D’Alessio che prendeva bene l’esclusione urlando “Sto cazzo”. Bravi continua ad indossare origami imbarazzanti. Un mio amico li sa fare molto meglio, lasciati consigliare Michè. Chiaramente la sua carriera dopo Rovazzi è compromessa ulteriormente, quindi è ovvio che il suo brano sia ormai un’insulsa litania.
Geppi Cucciari voto 7.5. E’ intelligente e prende in giro i meccanismi tv come al solito. Poi parla del rapporto fra uomini e donne e torna ad essere un po’ retorica, ma è decisamente godibile. Poi parla di Regeni e dei titoli imbecilli sulle donne e ripiomba in quello che non è richiesto a un comico a mezzanotte e 31: moralizzare. Peccato, volevamo continuare a ridere di gusto. Però è brava anche per questo.
Postilla: siccome l’Italietta ha fatto finire Paola Turci fuori dal podio, entro ufficialmente in sciopero”.

Read more