Generi di prima necessità, ma anche libri e giochi a chi ha vissuto il terremoto

Terremoto. Tutto trema. “Usciamo, usciamo in fretta”. Pochi attimi e poi sei in strada. In mezzo alla strada. Così come tantissime persone nella notte tra il 26 il 27 ottobre sono rimaste in strada. In tanti hanno dormito in auto, in tanti hanno cercato riparo nei palazzetti dello sport e nelle tendopoli allestite nel centro Italia per fronteggiare l’emergenza terremoto. Umbria e Marche sono state le due regioni più colpite (nella foto di lenewsdiangeloiervolino.altervista.org su Youreporter.it il terremoto a Camerino). E fra poco scatterà la nuova gara di solidarietà per “aiutare le persone colpite dal sisma”.

Cosa serve davvero a chi ha vissuto il terremoto? Senza dubbio i generi di prima necessità. Coperte, medicine e prodotti per l’igiene intima. Vestiti? Anche, ma non in quantità esagerate: molti di quelli che sono riusciti a scappare da casa avevano già preparato tutto subito dopo la prima scossa. L’esperienza del 24 agosto è purtroppo servita. Il cibo? ce n’è spesso in abbondanza: i soccorsi in queste situazioni si muovono molto in fretta e con precisione. Chi ha vissuto il terremoto vuole anzitutto dimenticare.

Dimenticare la paura, dimenticare quel senso di precarietà e di impotenza, quel senso di disperazione di chi è in balìa della natura. Quindi che fare? Perché non pensare a inviare – anche se sarebbe meglio portare, visto che prima di tutto a fare bene in queste situazioni è la condivisione, la vicinanza con altre persone – libri per tutte le età e giochi per i bambini? Quando si è in un palazzetto dello sport, magari su una brandina allestita per l’occasione e non si riesce a prendere sonno aiuta cercare di sentirsi in un mondo diverso. Anche se è soltanto con la fantasia. Pensateci: chi ha perso molto della propria quotidianità vive le giornate successive il sisma parlando di quello che è successo con le altre persone a cui è successo. Praticamente un loop dal quale è difficile uscire, a meno che non abbiano mezzi per evadere un po’ con la mente. Portare libri, giochi, fare anche soltanto sentire che si è vicini a chi è stato colpito da un dramma del genere può dare un grande aiuto.

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