Il terremoto è difficile da vivere e da raccontare. In soli due mesi di tempo mi sono trovata a vivere un'esperienza che non avevo mai vissuto prima e che ho bisogno di raccontare

terremotoNon è un’esperienza facile da vivere, difficile anche da raccontare. Prima del 24 agosto non sapevo nemmeno che cosa volesse dire vivere un terremoto. Sono passati solo due mesi ed eccoci di nuovo alle prese con la forza della natura e la sua capacità di imporsi facendo paura. Terrore che quasi stava passando dopo la fine dell’estate segnata dal sisma che ha portato la morte nel centro Italia. Senso di impotenza che è tornato a riempire le giornate di chi di fronte alla terra che, all’improvviso, inizia a tremare, non può fare niente. Sono passate da poco le 19, sui fornelli qualche pentola pronta per cucinare la cena. Con me c’è Zoe, un’amica e i bambini dei vicini di casa. E’ un bel momento, stiamo giocando tutti insieme, saltando, ridendo, serenamente. Basta un attimo. Cambia tutto. La terra si muove: “siamo noi, forse?” ci domandiamo. No, impossibile, la terra si muove troppo forte, il lampadario traballa, la credenza in cucina fa rumori strani. E’ il terremoto. Incredibile, chi ci pensava più. La prima volta, ad agosto, l’ho vissuto in dormiveglia e ho avuto paura. Ieri ero sveglissima, lucida, eventualmente pronta per fare qualcosa. E, invece, nulla. Tutto si è bloccato anche questa volta. La scossa è stata forte, dicono 5.4, l’epicentro vicino a Macerata sui Monti Sibillini, tra Castelsantangelo sul Nera e Visso. I bambini hanno paura, è difficile da spiegare soprattutto a chi il terremoto lo studia sui libri di scuola ed è troppo piccolo per reagire, per fare qualcosa. E’ difficile convivere con quegli occhi che trasmettono paura. Si spera che passi in fretta. Si cerca di andare oltre.

terremotoLa cena è quasi pronta, intanto la gente si è riversata in strada. Macerata e i suoi vicoli ospitano la paura di chi preferisce condividere questo brutto momento con gli altri stando fuori casa, pensando già di passare la notte in auto. Ci sono gli studenti fuori sede che sono terrorizzati. I telefoni squillano, sono tutti in cerca di notizie. Il terremoto fa paura anche se lo si vive a distanza, figuriamoci se è proprio la terra sotto i propri piedi che inizia a tremare. Ci sediamo a tavola, sembra che si a tutto passato. E’ il momento di riposarsi un po’, di sedersi sul divano tranquilli. Niente, la natura ce lo impedisce. Sono le 21,18: questa volta la scossa è ancora più forte, 5.9 dicono. Questa volta è ancora più lunga, non si può fare nulla, bisogna scappare, uscire di casa, mettersi al sicuro. Una serata difficile, una notte difficile, un periodo difficile che sta mettendo a dura prova paesi di montagna, piccoli centri, gioielli delle Marche, luoghi paradisiaci che sono stati feriti. Si sta un po’ fuori, ci si stringe tra la gente, si spera che tutto finisca presto. Decidere cosa fare in questi casi e davvero difficile. Muoversi, fermarsi, andare altrove? Non si sa quale sia la soluzione. Ho paura, ho paura per Zoe che vuole riposarsi. Ho paura per la nostra casa, per quella che di solito ci protegge, ho paura per i miei vicini di casa, per i miei genitori che sono in pensiero, per chi è ancora più vicino all’epicentro. Penso a che cosa c’è di davvero importante nella vita, a tutto quello che invece non conta e spesso riempie i miei pensieri e quelli della gente. Penso a cosa fare. Questa volta guardo alla mia, alla nostra serenità e decido di partire con la mia famiglia, di andare vicino a Milano dove vivono i miei genitori. Ora sono qui, sul divano di casa, tranquilla. Mi sento più sicura, ma non posso fare altro che pensare a cosa sta succedendo nella terra che è diventata la mia seconda casa, pensare a chi stanotte non starà ancora sereno, a tutti quei danni che ci sono stati e al timore che possa succedere ancora. Non è facile, bisogna viverlo per capirlo. Passerà, tornerà tutto alla normalità. Ci spero, tanto.

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