Il secondo terremoto nel giro di due mesi lascia segni indelebili. Le testimonianze.

Gli occhi. Quegli occhi sono indimenticabili. Ti bucano l’anima. Sono gli occhi della paura, gli occhi che purtroppo appartengono a tutti quelli che hanno vissuto un terremoto. Quando la terra trema, gli occhi di chi ha già vissuto quella paura tornano a spegnersi.
“Tu non puoi capire Cristia’, io l’ho vissuto il terremoto de du mesi fa” mi ha detto un’anziana dopo la prima scossa del terremoto che ha coinvolto ieri le Marche, l’Umbria e il Lazio. Vero. Non potevo capire. Per me era soltanto una scossa, di quelle che siamo abituati a sentire nel nord Italia quando arriva il “rimbalzo” di quelle vere in altre zone della Penisola. Per chi abita a Macerata e nelle altre zone colpite dal terremoto del 24 agosto era il più terribile dei deja vu.

terremotoQuegli occhi, quello sguardo che avevano quelle persone, non li sapevo ancora interpretare: ci vedevo una preoccupazione esagerata, un eccessivo arrovellarsi su cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco. Quando però hai vissuto davvero cosa significa essere in bilico fra la vita e la morte e non poter scegliere perché sei un burattino nelle mani del destino e della natura, allora capisci che quelli sono gli occhi di chi non può credere che la sorte si stia accanendo contro di nuovo.

Si parla spesso della dignità degli italiani che abitano in zone colpite da un terremoto, ma la dignità arriva dopo. Quello di cui non si parla mai è la disperazione. Chi vive un terremoto così forte come quello degli ultimi giorni è doppiamente forte, perché affronta la disperazione senza poter avere una via d’uscita. Le scosse non sono a comando, non si possono fermare, esorcizzare, per molti non si possono neppure allontanare. Chi le subisce convive con questo sentimento di disperazione, lo affronta sapendo che la situazione potrebbe migliorare oppure persino peggiorare.

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