Ventiquattrore per visitare i luoghi più suggestivi della “città dei matti”, per mangiare una crescia che più buona non ce n’è e per scattare fotografie, ancora più suggestive coi nuvoloni neri all’orizzonte e la pioggia che scende fitta fitta

La “città dei matti”, proprio così. Quella in cui, io, matta di natura, non potevo che sentirmi come a casa. Gubbio, per la proverbiale imprevedibilità e ironia degli eugubini, è comunemente chiamata così e pensare che l’unico eugubino che conosco è preciso e posato in un modo che non ci si crede.
“Che bella questa città”: ho pensato appena ho raggiunto Piazza 40 Martiri. Bella anche in una giornata di pioggia e vento freddissimo. Anzi forse ancora più affascinante.
Parcheggiata l’auto mi addentro nel centro storico: case in pietra particolarmente curate, vicoli stretti, immagini che rimangono in mente. Pochi passi e raggiungo l’affittacamere dove ho prenotato una notte (dove dormire a Gubbio). Tranquillo, pulito, con tutti i confort. Lascio le valige e via alla scoperta della città. E fortuna che non sono sola, con me un’amica (la mia migliore amica, o meglio una delle miei due sorelle acquisite) e una guida, un eugubino doc, sì, quello di cui vi parlavo prima. Iniziamo dal pranzo, un buon piatto di bucatini cacio e pepe sono un’ottima idea per riempire quel buco allo stomaco. Un caffè e si parte.

Gubbio Piazza Grande

Piazza Grande

Una bella passeggiata in centro è quello che ci vuole per iniziare a capire questo piccolo centro umbro. Piove, non c’è molta gente in giro, si respira una particolare atmosfera, come se fossimo stati catapultati per qualche momento da qualche parte nel mondo. Non sembra di stare in Italia. In realtà, concedetemi questa piccola parentesi, l’Umbria è sempre stata una delle mie regioni preferite, tra le più incontaminate della Penisola dove mi sembra sempre di essere in un posto quasi magico. Percorrendo i vicoli raggiungiamo Piazza Grande. Continua a piovere. Nessun problema entriamo a visitare le sale del Palazzo dei Consoli dove ci imbattiamo in una bellissima mostra fotografica di Maurizio Biancarelli e andiamo a vedere le famose tavole eugubine, sette tavole bronzee rinvenute nel XV secolo, dove è iscritto un testo in umbro. Un paio d’ore bastano per visitare tutte le sale e approfondire la scoperta di qualche opera in particolare. C’è ancora un po’ di tempo prima di cena e il sole non vuole riscaldare l’aria. Nessun problema apriamo l’ombrello e continuiamo il nostro percorso a piedi. Ci dirigiamo verso il Duomo. Chiesa ad una sola navata costruita al posto di un precedente edificio romanico che custodisce il sarcofago contenente le reliquie dei santi Giacomo e Mariano.

E’ arrivata l’ora di cena. Ci aspetta una crescia fantastica, la più buona che io abbia mai mangiato. Caffè, ammazza caffè e buona notte. 

Piove ancora al nostro risveglio, ormai siamo abituati. Si parte di nuovo tra i vicoli per vedere il Palazzo Ducale e per ammirare la ricostruzione dello studiolo in legno di Guidobaldo da Montefeltro di cui, qualche anno fa, ho avuto il piacere di vedere l’originale al Metropolitan Museum di New York. La nostra gita sta per finire e per la legge di Murphy salutiamo Gubbio col sole, non prima però di aver concluso al meglio la nostra camminata visitando Parco Ranghiasci e vedendo quel capolavoro del Teatro Romano che si erge solitario fuori dalle mura.

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