Coronavirus, ecco perché ne usciremo più forti

Coronavirus in Lombardia
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“Ma siete tutti chiusi in casa?”, “Non andate al lavoro, vero?”, “Ma quindi non vedete nessuno?”. Falso, falso e ancora falso. Il Sars-cov2, perché questo è il nome del coronavirus – il virus chiamato così per la sua particolare forma a corona e che è parente per il 70% di virus come Sars e Mers – che dà avvio alla malattia Covid-19, non ci sta mettendo tutti in quarantena. La Lombardia non è tutta ferma nè si fermerà del tutto. Ci sono alcune criticità, inutile nasconderlo. Ma questa situazione particolare e di certo da non sottovalutare – no, il Covid-19 non è una semplice influenza – ci sta dando un’opportunità importante.

La psicosi c’è, il panico si respira. Si respira nei negozi con le serrande abbassate per paura di un eventuale contagio, si vede nelle strade vuote, nei bar che hanno dovuto cambiare la disposizione dei propri tavoli per ottemperare alle normative regionali e ministeriali. Ma c’è anche tanta voglia di fare, di tornare a vivere. Perché se da un lato è vero che molti hanno scelto l’autoisolamento per una paura giustificata soltanto a metà, dall’altro lato c’è chi sceglie ogni giorno di stare il più possibile in giro per far vedere che di paura non bisogna averne.

L’opportunità, dicevamo. Già perché la Lombardia è fra le locomotive d’Europa non solo perché lavora a testa bassa, ma anche e soprattutto perché si ingegna e si dà da fare ogni giorno per risolvere i problemi che trova. E così questa crisi da coronavirus sta dando la possibilità a molti insegnanti di crescere e di mettersi alla prova con nuove metodologie di insegnamento che presuppongono l’uso delle tecnologie. Persone giovani, ma anche docenti alla soglia della pensione che scelgono ogni giorno di mettersi in gioco per il bene dei loro studenti.

Cambia anche il rapporto fra esercente e cliente: oggi siamo tutti più uniti. C’è chi sceglie, pur potendo pranzare in casa propria, di mangiare ogni giorno nel proprio bar, ristorante o pizzeria di fiducia per non lasciare soli i commercianti in questa battaglia contro la crisi. Ci stiamo scoprendo un po’ più umani e, credetemi, in una regione nella quale spesso al primo posto c’è la produttività sembra davvero un miracolo.

Stiamo scoprendo chi è necessario veramente nelle nostre vite, perché il fatto di potersi incontrare di rado fa una sorta di selezione naturale fra i rapporti che contano veramente e quelli che sono un passatempo: ai tempi del coronavirus Sars-cov2 si può trascorrere poco tempo in compagnia e quindi è necessario scegliere bene le persone con cui passarlo.

Una volta in cui tutto questo caos sarà concluso, inoltre, forse avremo una maggiore considerazione di ricercatori, medici, infermieri e paramedici. Gli stessi che sino a qualche mese fa magari molti di noi trascuravano o snobbavano, mentre oggi stanno salvando la vita di molte persone.

La Lombardia si sta scoprendo forte, perché nonostante tutto – e soprattutto nonostante i virus della paura, del panico e dell’autoisolamento da psicosi ne stiano minando la salute soprattutto mentale – non si ferma, ma si sta anche scoprendo debole. Sta scoprendo che in alcuni luoghi, come ad esempio le grandi città, devono essere ricostruite reti sociali che caratterizzavano le comunità in passato e che oggi sono state superate dalla necessità di produrre e dalla voglia di primeggiare a tutti i costi. La Lombardia sta però scoprendo anche la grande tenacia, la voglia di fare rete, di essere famiglia e di aiutarsi l’un l’altro che caratterizzano i piccoli centri. Quelli che continuano a sorridere, a darsi pacche sulle spalle, a sostenersi. Quelli che sì si devono in parte fermare, ma che lo fanno senza piangersi addosso. Magari versando qualche lacrima in privato, quello sì.

Perché il lombardo medio sa che tutto il mondo lo sta guardando e allora indossa fiero la sua armatura ed esce ogni giorno a combattere. Perché ha imparato, come tutta l’Italia senza alcuna distinzione di provenienza, che l’unico bene su cui può contare è se stesso e la sua Italia. Dalla quale non scappa, dalla quale non vuole uscire. Ma che anzi ama talmente tanto da voler far rialzare. Anche adesso. Sempre con lo sguardo di chi sa che quando tutto questo finirà ne saremo tutti usciti più forti.

leggi anche “Viaggi e coronavirus, ecco cosa cambia

Cristiana Mariani

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Una risposta a “
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  1. Brava Cri! Articolo limpido e pieno di verità che condivido! Mi auguro che questa brutta esperienza serva a far cambiare la mentalita e a dar +valore alle cose importanti! Forza italia

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