Una nuova quotidianità: cosa ci sta insegnando il coronavirus

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Oggi (23 marzo) è cominciata la terza settimana di “quarantena”. Giorni passati in casa a guardare fuori dalla finestra aspettando che tutto finisca. E stamattina – forse per complicare ancora più le cose o per aggiungere a questo momento un pizzico di follia in più e dare un po’ di romanticismo ad una situazione che ne ha ben poco – nelle Marche è sceso anche qualche fiocco di neve.

Zero gradi fuori – dopo qualche giorno di primavera che forse proprio perché non possiamo viverla del tutto ha lasciato nuovamente spazio all’inverno – 19 circa dentro casa. Tra le mura domestiche che con questo coronavirus ormai abbiamo imparato tutti a conoscere centimetro per centimetro.

Il profumo del caffè, il telegiornale acceso per capire come andrà oggi e avere l’aggiornamento quotidiano, anche questo è un modo per scandire il tempo. I numeri migliorano, i contagi come i morti calano, ma bisogna attendere ancora, non si sa quanto.

Il frigo è quasi vuoto, le giornate scorrono preparando biscotti, cucinando qualcosa di nuovo e quando c’è l’inventiva anche di diverso, quindi urge una spesa, da fare rigorosamente vicino a casa.

Sono le 9.30 di lunedì: la gente fuori dal supermercato è in coda, ognuno con mascherina (alcuni con una sciarpa rimediata, altri con un fazzoletto avvicinato al naso che comunque fa sentire più sicuri) e guanti.

Un’anziana signora cammina a fatica e chiede di poter fare qualche passo avanti per sedersi su una panchina. Non vola una mosca, nessuno dice una parola, tutti che guardano più o meno nello stesso vuoto. Il tempo scorre ancora più lentamente e il pensiero in sottofondo è comune: “ma quando finirà tutto questo?”.

Un’altra giornata in cui il coronavirus è protagonista. Protagonista dalla personalità invadente che però insegna qualcosa, a volte di molto importante.

Il silenzio, per esempio. Il coronavirus mi sta insegnando l’importanza di tacere, di pensare senza dire nulla, di abbassare lo sguardo e di aspettare senza fare polemica.

L’attesa. Il coronavirus mi sta insegnando ad aspettare. A guardare il tempo che passa senza avere l’ansia che finisca, perché in questi giorni è più che mai interminabile.

La ricerca dell’energia. Energia che deve comunque venire da dentro e che, anche quando non sai esattamente come spenderla, devi provare ad avere comunque.

La condivisione. Degli spazi, dei pensieri, delle paure, delle idee, dei momenti di sconforto e quelli incredibilmente positivi che ogni tanto arrivano con una forza incontenibile.

La libertà. Quella sensazione di poter fare ciò che vuoi che quando ce l’hai non ti sembra mai abbastanza e quando ti viene negata, consideri con il suo reale valore.

La capacità di accettare. Accettare che nella vita può succedere anche di essere impotenti davanti a quello che accade. Accettare che, nonostante tutto, non ci puoi fare niente se le cose stanno andando così.

L’infinita forza e positività dei bambini. Piccoli che nonostante “mamma ma è vero che il coronavirus fa morire, che è piccolo e che potrebbe arrivare anche qui?”, riescono a svegliarsi felici, a giocare tutto il giorno senza fermarsi un secondo e ad avere gli occhi pieni di gioia mangiando una caramella, anche in un momento così amaro.

Il coronavirus mi sta insegnando tanto e chissà che cosa mi e ci porterà a scoprire ancora.

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