Treni nel caos, i complicati viaggi degli italiani

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Ostaggi di Trenitalia. Chi si trova, soprattutto in questi fine settimana estivi, a frequentare le linee che da Milano Centrale portano verso la Liguria è certo soltanto dell’orario in cui esce di casa. Quello in cui partirà il treno e quello in cui arriverà a destinazione sono spesso un’incognita.

Diverse volte, a me è già capitato in due occasioni nel giro di un mese, accade che i treni regionali e interregionali siano stracolmi ben oltre il limite consentito dalle normative ministeriali anti-covid. D’altro canto, i biglietti per treni di questo genere non vengono venduti con assegnazione del posto a sedere numerato. Per non parlare del fatto che c’è chi ha l’abbonamento e quindi gode del medesimo diritto di chiunque abbia acquistato il biglietto di salire su un qualsiasi treno che da Milano porti a Genova.

E quindi? Quindi si assiste spesso a siparietti non degni del 2020 e di un servizio che si autodefinisce di qualità. Autodefinisce, già. Visto che non si può certo definire quello offerto da Trenitalia in questo modo un servizio che vale quanto viene pagato. In caso di sovraffollamento, infatti, accade che la prassi messa in atto sia quella – incredibile per l’Italia del 2020 – della buona volontà. Il buonsenso dovrebbe guidare i passeggeri che non trovano posto a sedere in un treno che già hanno pagato – e che è stato fatto loro pagare senza alcuna eccezione o avvertenza, e ovviamente senza alcuno sconto – e convincerli a rinunciare al treno per raggiungere la destinazione prescelta con i pullman messi a disposizione da Trenitalia.

Tradotto: impiegandoci un tempo presumibilmente maggiore, viste le variabili che il trasporto su gomma ha in più rispetto a quello su rotaia. Non esistono altri criteri di scelta, anche perché non ne potrebbero essere messi in atto altri visto che il sistema è fallato alla base ovvero per quanto riguarda le regole predisposte da Trenitalia. Un unico aspetto democratico c’è in questa storia: tutti i protagonisti vengono scontentati. Sia i passeggeri che vengono obbligati a traslocare, sia quelli che rimangono seduti ma devono patire ritardi anche oltre i 60 minuti, sia chi sui treni lavora e deve gestire da solo un disagio enorme e le intemperanze di centinaia di passeggeri. Con buona pace di chi le regole le concepisce, ma non ha la minima idea di come farle rispettare.

Cristiana Mariani

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