La vita che scorre ai tempi del coronavirus

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Il numero dei casi di coronavirus continua a salire nel nostro Paese. I contagi ad oggi (20 marzo) hanno raggiunto quota 47.021 e il totale delle vittime è arrivato a 4.032. I guariti salgono a 5.129, 689 più di ieri. Numeri che ogni giorno fanno riflettere, che spaventano e ci dicono che dobbiamo avere ancora molta pazienza e che dobbiamo aspettare che il problema si risolva, rimanendo il più possibile dentro casa (clicca qui per rimanere aggiornato sulla questione coronavirus).

Una situazione assurda: nessuno si sarebbe aspettato di dover vivere momenti simili. Momenti in cui la libertà – oggi sotto molti aspetti negata – è un valore che assume un significato ancora più grande. Attimi in cui si teme di non farcela, in cui si pensa a come fare ad andare avanti. Giorni in cui si cercano modi originali e nuovi per far passare il tempo che sembra scorrere più lentamente del solito.

Così, in questa quotidianità difficile uno dei modi per far passare il tempo è scrivere, tenere un diario, raccontare quello che sta accadendo e che forse tra molto tempo sarà solo un brutto ricordo. Il diario di “Si parte con Erika” inizia oggi, raccoglierà testimonianze, opinioni, pensieri di chi, in Italia e nel mondo sta affrontando la stessa battaglia.

Oggi vi racconto, grazie ad una testimonianza, come si sta affrontando la situazione nel nord Italia.

“In Lombardia i giorni di chiusura non si contano più. Ormai siamo chiusi in casa da così tanto tempo che quando vediamo un film nel quale due persone si salutano con un abbraccio siamo portati a pensare “Ehi no, questo non si può fare”. La chiamiamo quarantena, ma sappiamo bene che per fortuna non è il termine giusto. Non siamo in quarantena, siamo in isolamento preventivo perché fortunatamente la stragrande maggioranza di noi non è stato colpito dal Sars-cov2, quel coronavirus con il quale col passare dei giorni abbiamo dovuto imparare nostro malgrado a familiarizzare. Siamo in isolamento, il che significa che ognuno di noi sta a casa propria. In realtà non tutti, visto che molti si ostinano a uscire come se fossero in vacanza. Ed è questo un altro tratto che sta contraddistinguendo le nostre giornate: l’ira, e intendo proprio ira con tanto di improperi, nei confronti di chi gira libero per strada in barba a qualsiasi tipo di regola. Dai gruppi su WhatsApp alle app sino alle pagine Facebook: le segnalazioni di imbecilli – altro termine per definirli non esiste – che si fermano in gruppi di 2-3 o persino più persone a chiacchierare agli angoli delle strade si moltiplicano, così come si moltiplicano gli appelli a rimanere a casa”. (Cristiana Mariani) 

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